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Cinema e progresso

Arti visive

Tra pandemia e contrasto alla violenza sulle donne

La paura nelle immagini di Anna Moreschini

Barbara Massimilla

Come è nata in lei la passione per la fotografia, per il racconto per immagini?

Sin da piccola amavo disegnare e dipingere: poi la vita e gli studi mi hanno portata altrove. All’improvviso, nel 2017, ho sentito la necessità, in un momento particolare, di ritrovare i colori, di andare a caccia di bellezza, di salvezza. Così ho acquistato la mia prima reflex. Da quel momento non ho più smesso di scattare, in un crescendo di emozioni da catturare, da vivere e da restituire. Gli occhi e l’anima hanno cominciato a percepire una realtà amplificata, di segni, significati nascosti, di piccoli e grandi miracoli. E’ cambiato il mio modo di sentire e percepire il mondo, attraverso quella fabbrica di favole, che è la macchina fotografica, una scatola magica che spero non smetta mai di emozionarmi.

 

 

La serie dedicata al territorio della paura riguarderebbe il difficile periodo della pandemia. Quanto i sentimenti ispirano le sue opere?

La maggior parte delle mie foto celebrano le emozioni. I primi tempi della pandemia sembrava che tutto sarebbe passato presto tornando come prima, ci raccontavano anche meglio di prima. E’ stato invece un incubo. La sensazione era di sentirsi spezzata da qualcosa che impediva il respiro; che la morte fosse vicina, e tutti gli altri fossero potenziali nemici, stentavo a riconoscermi, non mi potevo più fidare… Ed è così che, in occasione di un laboratorio fotografico, ho esplorato quel territorio della paura, ricordando con sgomento i disegni dei bambini dei lager nel museo del cimitero ebraico di Praga, didascalici e terribili. Ho cominciato a scattare foto diverse, a rappresentare il nero e l’oblio a cui conduce la paura. Autoscatti e tentativi di dare forma a sensazioni inquietanti: terreni che franano, una casa-rifugio che crolla, la richiesta di aiuto alla fede… Dal punto di vista fotografico è stata un’esperienza pazzesca: dal punto di vista umano mi è servita perché ho dato voce a quella paura.

 

 

Alcune delle sue foto sono state selezionate per una mostra contro la violenza alle donne? Come le ha realizzate con quali interpreti e con quale messaggio?

Sì un paio di foto. Le avevo scattate per il tema della pandemia ma sono state ritenute valide anche per il tema della violenza sulle donne. In fondo la paura declinandosi in molteplici volti è sempre perturbante. Sono realizzate con autoscatti di forme indefinite: una mano che respinge nel buio, un volto che grida. Spero che nessuna donna debba cadere in quegli abissi.

 

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