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Cinema e separazioni

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Se mi lasci ti cancello

Alberto Angelini

Nel IX libro dell'Odissea, si narra come Ulisse sia approdato nella terra dei Lotofagi dopo nove giorni di una tempesta, che aveva colto lui e il suo equipaggio presso Capo Malea, spingendoli oltre l'isola di Citera. I Lotofagi accolsero bene i compagni di Ulisse, offrendo il dolce frutto del loto, unico loro alimento. Esso però aveva la caratteristica di far perdere la memoria, provocando l’oblio. Ulisse dovette imbarcare a forza i suoi uomini e prendere subito il largo per evitare che essi, cibandosi del loto, dimenticassero la patria e si fermassero in quella terra.

Se mi lasci ti cancello è il grossolano titolo italiano dell’originale film di Michel Gondry, del 2004, Eternal Sunshine of the Spotless Mind (L’infinito splendore di una mente immacolata), dal poema settecentesco di Alexander Pope, sul dramma di Abelardo ed Eloisa. Il verso poetico evoca il desiderio di Eloisa di avere la mente libera dal ricordo doloroso di Abelardo, e quindi dalla sofferenza per la separazione. Ma quello splendore è irraggiungibile, perché il cuore conserva sempre traccia di ciò che la mente vorrebbe cancellare.

 

 

Il tema del racconto è il rifiuto del trauma. La vicenda narra il grande amore tra Joel e Clementine (Clem), nato in una festa in spiaggia il giorno di San Valentino e alla fine rinato, ex novo sulla medesima spiaggiasenza che i due partner ricordino la loro prima relazione. Vi è l'idea che le pene per le separazioni e le perdite, qui in particolare la fine di una storia d'amore, possano essere curate attraverso la soppressione dei ricordi. Nel film questo accade tramite un fantascientifico macchinario che procede alla mappatura neuropsicologica dei ricordi, li localizza e li sopprime. Entrambi i protagonisti usano la fantastica macchina per cancellare la memoria dolorosa della separazione. Questo strumento risulta straordinario: chi non vorrebbe cancellare i ricordi dolorosi dalla propria mente? Apparentemente, un macchinario del genere potrebbe sembrare un aiuto notevole nella vita delle persone, ma il film mostra che non è così. Le esperienze negative servono a cambiare e a migliorarci e questo non può avvenire se il ricordo è cancellato. Inoltre, i due protagonisti, rincontrandosi  come estranei, s’innamorano nuovamente e nello stesso posto della prima volta e questo al pubblico piace. Joel in particolare, nel sottoporsi alla macchina che cancella i ricordi, ha un impeto di ribellione e resiste. Il suo processo di rimozione diviene un momento consapevole di scontro con la sua stessa scelta. Egli vaga nella sua psiche, nello scenario onirico e nell’infanzia, attraversando tali luoghi freudiani e diviene consapevole di sé stesso, dei suoi fallimenti e di aver aderito passivamente al mondo. 

L'elemento psicologico centrale del film è la teoria che sia, in ultima analisi, la memoria a sostenere l'identità dell'Io. Anche la citazione di Nietzsche nel film, “Beati gli smemorati perché  avranno la meglio sui loro errori”, indica che non si tratta di una idea nuova. Se non si ha memoria non si riconoscono non solo le persone con cui, ad esempio, si è avuta una storia, ma non si riconosce neppure il sé stesso che ha avuto quella storia. Eliminare con la memoria il dolore, inevitabilmente ci porterebbe a un mondo felice, ma non nel senso letterale, bensì come l'ha concepito Aldous Huxley nel suo romanzo Il mondo nuovo (Brave New World), del 1932: vivremmo in un mondo artificiale.

 

 

Il film è una metafora della difficoltà a tollerare non solo le emozioni negative nella rottura di una relazione, ma anche il passaggio dall’innamoramento all’amore. Quindi dalla visione idilliaca e perfetta, intrisa dell’idealizzazione di sé e dell’altro, alla presa di coscienza della complessità nella coppia. In essa, insieme ai due membri entrano in gioco le loro storie, gli apprendimenti, i legami di attaccamento pregressi e infine la relazione nell’attualità. È abolita l’importanza del tempo come strumento per elaborare e pensare all’esperienza, o meglio la capacità di utilizzare in modo sufficientemente sano il tempo, cercando di tollerare l’incertezza e la confusione che accompagnano sempre una separazione.

La storia non segue una temporalità lineare. Il colore dei capelli, che la protagonista Clem ama cambiare in base al proprio umore, è un particolare utilissimo per capire in quale arco temporale ci troviamo all’interno della vicenda. Viene proposto una sorta di tempo interiore frammentato, in quanto i diversi episodi montati sequenzialmente appartengono a momenti diversi della storia. Quest’ultima, benché comprensibile anche a una prima visione, per essere riportata alla sua linearità, impone un complesso esercizio di rismontaggio  e riposizionamento delle diverse sequenze. Inoltre, nel film si verificano dei vortici mnesici, perché ricordi appartenenti a diverse epoche della vita si mischiano l'un con l'altro. Chi ha provato la forza di un sentimento e la perdita è costretto alla riflessione.

Sono molti i disturbi psichici in cui è implicato il potere doloroso dei ricordi. In tutti questi stati, ciò che non ha funzionato, o non ha ancora completato il suo processo, è il meccanismo dell'oblio che normalmente consente di cancellare la portata emotiva dei ricordi, trasformandoli in informazioni recuperabili cognitivamente, ma poco influenti sullo stato psichico. Ogni ricordo ha un suo nucleo emotivo e il tempo non fa altro che cancellarlo archiviando gli eventi nella loro componente cognitiva. Grazie a questo processo fisiologico di oblio, da un lato possiamo sopravvivere alle esperienze più dolorose, che comunque ricordiamo fattualmente, dall’altro ci svincoliamo lentamente da tutti i legami affettivi, da quelli genitoriali in poi. 

Quando il meccanismo di estinzione o neutralizzazione emotiva dei ricordi, che si genera nel passaggio alla memoria a lungo termine non funziona, le persone restano prigioniere di eventi e situazioni puntiformi che non esistono più realmente, ma che persistono vive nella loro mente, con tutta o quasi la loro portata emotiva ostacolante. Molti disturbi psichici, come accennato, derivano da questa trappola creata da un difetto nel processo dell'oblio.

Questo film indipendente, sceneggiato da Charlie Kaufman, ha vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura nel 2005 e ha una struttura narrativa complessa, con esperimenti interni di teoria della mente e, non da ultimo, un aspetto filosofico. Descrive una interpretazione psicologica ed esistenziale dell’Eterno ritorno di Nietzsche, secondo cui la persona è destinata a trovarsi perpetuamente nella medesima ripetizione del suo esistere, sia per l’avvenire ciclico del mondo, sia per il suo rimanere succube di tale avvenire.

Se mi lasci ti cancello s’interroga sul continuo ripetersi del fallimento umano, che si attua sempre nello stesso modo. La nostra imperfezione, il nostro disagio, non si risolvono in quello schiocco di dita che appartiene alla fiaba classica del cinema americano, dove la narrazione, fin dall’inizio, contiene la soluzione. L’essere umano che capisce il suo errore e che, da quel momento, non sarà più vittima della sua infelice condizione, semplicemente non esiste.

Anche l’idea di poter eliminare i ricordi di una persona come si cancella un file da un pc, mettendolo nel cestino, è impossibile. Già Freud aveva compreso che il tentativo di dimenticare qualcosa rafforza, paradossalmente, il ricordo. Nella Interpretazione dei sogni (1900) e nei Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), viene sviluppato il tema della rimozione e del ritorno del rimosso.  Nel pensiero freudiano la rimozione non si riferisce primariamente al funzionamento della memoria ma è un concetto che nasce dalla riflessione sulle pulsioni. Quando una pulsione non può essere soddisfatta piacevolmente, a causa della riprovazione morale e sociale che trasformerebbe la sua consumazione in dispiacere, non potendo l'individuo fuggire da sé stesso, egli non può che “espellere” e “tener lontano” qualcosa dalla coscienza. Però Freud indica che, per quanto l’essere umano cerchi di eliminare ricordi o fatti spiacevoli dalla propria mente tramite il meccanismo della rimozione, essi comunque si manifesteranno attraverso nevrosi o sogni.

Il film anticipò, oltre venti anni fa, come la tecnologia abbia raggiunto anche il mondo dei sentimenti, con scorciatoie problematiche.  Attualmente, Se mi lasci ti cancello è coerente con alcuni aspetti della realtà virtuale. I social media promettono continuamente di poter giocare con i nostri ricordi e con le nostre emozioni. Ma non basta cancellare le storie e le foto da Instagram e bloccare i contatti su WhatsApp. Tutto ciò che abbiamo provato e siamo stati con l'altra persona, rimarrà per sempre dentro di noi.

Spiegava Platone, nel Sofista, che la tecnica ha a che fare con tutto ciò che è prodotto o che serve per produrre. Sin dagli albori della civiltà greca, l’essere è associato alla tecnica, cioè al fare, all’attività creatrice che mette in grado di agire e reagire. Però la tecnica, in ultima analisi, implica anche un annientamento di ogni ente, poiché esso è visto solo dentro un rapporto di usabilità, o di funzionamento.

 

 

Va riconosciuto che la tecnologia mira alla semplificazione di tutto ciò che è complicato, come per esempio la produzione di un elettrodomestico, una strategia militare, o l’acquisto di libri disponibili solo in un altro continente. La tecnologia digitale semplifica la vita. Si può vedere una persona in videochiamata, nonostante sia a migliaia di chilometri, come si può ascoltare musica senza dover usare fili e cavi. Per estensione l’essere umano tende a operare questa “semplificazione” a tutto ciò che è complicato. Ma non tutte le cose complicate lo sono allo stesso modo e, soprattutto, non per la stessa ragione. Alcune cose sono complicate oggettivamente e non possono essere semplificate. Una relazione amorosa, una lezione di livello universitario, una carriera professionale. Qui la complicazione va accettata e gestita. In altri casi, la complicazione serve per trasformare la necessità in libertà: trasformiamo la necessità del nutrimento in arte culinaria, in vini da stappare per accompagnare un pasto; trasformiamo l’istinto sessuale in corteggiamento, in poemi, in arte erotica. Trasformiamo il rientro a casa o l’uscita da casa in una passeggiata per la via più lunga, non la più breve. Una reggia, rispetto a una caverna, potrebbe essere considerata una complicazione, ma proprio per questo è cosa umana. Se l’evoluzione delle civiltà avesse seguito il principio utilitaristico della semplificazione, nessuna storia umana si sarebbe sviluppata. Riflettere sui sentimenti e i sui valori umani sarebbe inutile, perché non si presta a commerci e baratti.

Se mi lasci ti cancello testimonia l’impossibilità di semplificare l’emozione dell’amore. La tecnologia riesce a interferire, ma non può decidere. Il film trasmette il messaggio di una realtà poco contrattabile e molto articolata. Si può amare anche chi è molto diverso da noi. Non è detto che possiamo sempre scegliere chi amare. Le relazioni possono migliorare. Il bene e il male sono essenziali per la crescita e, soprattutto, i ricordi sono preziosi.

 

 

Titolo originale: Eternal Sunshine of the Spotless Mind

Titolo italiano: Se mi lasci ti cancello

Anno: 2004

Regia: Michel Gondry

Sceneggiatura: Charlie Kaufman,

Michel Gondry (soggetto), Pierre Bismuth (soggetto)

Cast: Jim Carrey, Kate Winslet, Kirsten Dunst, Tom Wilkinson, Elijah Wood, Mark Ruffalo, David Cross, Thomas J. Ryan, Jane Adams.

 

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