Cinema e fluidità
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Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? è uno dei film di Scola che amo di più. Comincia come una favola, si vedono vignette dell’Ottocento che raccontano di una storia africana, vengono subito in mente i racconti di Salgari su mondi misteriosi, visitati dagli esploratori che si congedano dai lettori della puntata con l'interrogativo classico: “Riusciranno i nostri eroi ...”.
Ecco che compare Sordi, nel personaggio di Fausto Di Salvio impegnatissimo editore di dispense divulgative, già stressato dalla mattina, abituato a comandare. Una vita senza respiro, per arrivare poi a casa tardi la sera, dove lo aspettano il figlio che esce mentre lui rientra, una moglie devota e una cognata che si dispera per il marito scomparso da tempo in Africa, cercando consolazione nel vino. Le serate di svago sono scandite da un giochetto cretino che si fa tutti insieme famiglia e amici.
Una mattina mentre l'editore si concede una briciola di sole al circolo del golf, di colpo un amico muore nella sdraio accanto alla sua. Di Salvio decide di prendersi una pausa e di andare lui in persona e ricercare il cognato misteriosamente scomparso in Africa. Afferra il suo mite collaboratore, il ragionier Palmarini e li vediamo arrivare in Africa.
Qui c'è la prima esilarante trasformazione: Di Salvio vestito da esploratore, non gli manca niente del repertorio dell’esploratore africano come lo può immaginare un bambino di sei anni. Di Salvio perderà poco alla volta tutti i pezzi del suo perfetto costume per restare alla fine solo coi calzoni, quasi nudo, avvolto in una coperta. Ha anche un registratore con il quale registra lo svolgersi del viaggio.
Qui tutto è diverso da Roma, paesaggio deserto e zebre. Trovano il primo imbroglione, un autista che ha incontrato il cognato, Oreste Sabatini detto Titino, che li porta in una missione dove Titino è passato come prete e cacciatore di farfalle.
Comincia l'inseguimento delle tracce di Titino. Di Salvio è affascinato dalla personalità mimetica del cognato, mentre il ragionier Palmarini lo segue come un cane rassegnato. Incontrano le cascate, uno spettacolo che noi vediamo prima impresso negli occhiali del protagonista e solo dopo nella realtà. Uno spettacolo maestoso, bellissimo e inquietante. Dove la natura dimostra di ignorarci nella sua bellezza, mentre noi siamo abili solo a tormentarla.
Da qui tutta una serie di avventure esilaranti alla ricerca dell'amico scomparso che ha però lasciato tante tracce. Alla missione l’autista ruba la loro macchina, allora i monaci gli presentano dei gentilissimi portoghesi che, come detta Di Salvio al suo registratore, lo ospitano nella loro macchina per continuare il viaggio.
Si arriva a un guado, il passaggio fatto di assi di legno è sorretto da una quantità di neri che reggono il ponte con le spalle, per metà immersi nell’acqua e rischiano la vita quando la macchina del portoghese passa sopra il ponte. Palmarini guarda e tace, ma Di Salvio non ce la fa, e protesta, prendendosi a male parole e a botte col portoghese che lo definisce ovviamente comunista. Questo è un momento importante, i personaggi di Sordi hanno di rado crisi di coscienza, preferiscono una comoda equidistanza, che è in realtà una volontà di indifferenza. Il divo Sordi in questa occasione permette a Di Salvio personaggio di reagire al portoghese, con la finale approvazione di Palmarini che per la prima volta guarda il padrone con occhio benevolo. E l’inizio di un cambiamento nel personaggio di Sordi, cosa che succede di rado nei suoi personaggi che restano uguali per tutta la storia, a comporre quel bestiario antropologico che sono le sue interpretazioni, dove gli italiani sono catalogati meglio che in un libro di sociologia.
Sempre inseguendo le tracce del cognato Titino, incontrano una specie di fata bellissima e remota che mostra loro la tomba di Titino, ma anche questa è solo un’apparenza. Titino non è morto, la ricerca continua. Sempre alle disavventure dei bianchi i neri assistono sorridendo, affrontano la vita, sembra, con maggiore semplicità dei bianchi.
Ogni tanto appaiono nella mente di Di Salvio sprazzi della sua vita romana, il solito giochino idiota, la rotativa convulsa che stampa le riviste, la cognata senza controllo che tenta di spararsi. Nelle avventure si rivelano anche i caratteri dei due esploratori. Sempre più autoreferenziale Di Salvio, mentre Palmarini comincia a reagire con buon senso paesano. Compare ogni tanto un drappello di disperati, la macchina che li porta è guidata da un comandante, Leopardo, che arriva dritto dai film francesi sull’immaginario cinematografico dell’Algeria e del deserto, infatti il comandante parla francese. Malgrado un benvenuto di spaghetti, che i due viaggiatori offrono, la loro macchina viene sequestrata dal comandante Leopardo, che si definisce un mercenario disoccupato.
Il viaggio dei due prosegue con stracci ai piedi, Leopardo si è preso anche i meravigliosi stivaletti che sostenevano la personalità di esploratore che Di Salvio esibiva. I due disperati camminano oramai senza meta in una natura arida, non mancano né il disorientamento, né la sete. Spogliato del suo costume e depredato anche del registratore Di Salvio perde la sicurezza che lo sosteneva nella sua vita romana e ogni tanto viene assalito dallo sfinimento. Bisogna comunque camminare, gli resta questa sola certezza, anche se a un certo punto deve constatare che ha camminato sui suoi passi, non gli restano che lacrime e insolazione.
Il ragioniere seguendolo a fatica inciampa, Di Salvio non si ferma a soccorrerlo, ma cade a sua volta in una trappola per leoni. La sua è una caduta speciale, con sorpresa, resta appeso all’albero. Il ragioniere in un sussulto di autoconservazione cerca di proseguire, ma s’incontra inaspettatamente con l’aborigeno. Non il nero vestito più o meno all’europea, gentile e distante, incontrato finora, ma proprio il nero del libro di lettura, seminudo e armato di freccia. Cosa succederà ai nostri eroi? Per un momento anche noi come Palmarini e Di Salvio abbiamo paura.
Ritroviamo Di Salvio che si risveglia, qualcuno lo ha soccorso, si ritrova in una capanna. Aggiustandosi addosso la coperta, esce, è in un villaggio deserto, solo. Cerca al solito il ragioniere e finalmente lo trova. Più acuto di lui il ragioniere gli mostra tutta la tribù del villaggio seduta ai piedi di una collina dietro alle capanne. I neri aspettano mentre uno sciamano esegue un rito in cima alla collina, i due lo guardano: è un bianco.
Il rito finisce e lo sciamano scende al villaggio. I neri hanno tutti facce bellissime, movenze eleganti, tanto che anche le frecce che portano sembrano un ornamento. Lo sciamano si avvicina portato su una specie di trono dai neri, come il papa. É lui non c’è più dubbio, è Titino, il cognato ricercato.
Lo sciamano interpretato da un bellissimo Manfredi non sembra entusiasta di vederli, finge di non riconoscerli. Cosa fai? Riti per la pioggia, sono sei mesi che nel villaggio non piove. Ma sai come far piovere? Ci provo, risponde lui. Entra una ragazza nella capanna portando da bere, un angelo nero che guarda Titino con amore, si intuisce un legame, però Titino prepara la sua roba, tornerà a Roma con loro. Intanto mentre beve, nella sua tazza arriva una goccia, poi un’altra. Piove! Fuori i neri danno sfogo alla loro gioia sfrenata, mentre Manfredi-Titino in un inarrivabile primo piano muto ammette con grande ironia di essere stato bravo. I tre a cui si è aggiunto anche uno dei disperati di Leopardo, scappano all'alba inseguiti dai neri e riescono ad arrivare prima alla spiaggia, dove una barca li porta al cargo che li metterà sulla via di Roma. Intanto dalla spiaggia gli amici neri di Titino lo chiamano, lui li guarda dal cargo e li guarda ancora. Anche Di Salvio si avvicina a Titino e li guarda. Titino non resiste si butta a mare e nuota verso la riva, Di Salvio vorrebbe buttarsi anche lui, passano nella sua mente le immagini della sua vita romana e quelle del suo viaggio, perde le forze, gli gira la testa, è stremato. Resta sulla barca, ma quello che torna è un altro. Un uomo diverso, scosso dal dubbio, senza certezze, mentre la meravigliosa musica di Trovajoli ci consola di tutto.
Titolo originale: Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?
Paese di produzione: Italia
Anno: 1968
Regia: Ettore Scola
Musica: Armando Trovajoli
Cast: Alberto Sordi, Bernard Blier, Nino Manfredi, Manuel Zarzo
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