Cinema e confini
Nel film
“Onorare i genitori è giusto, ma se esageri dimentichi di onorare te stessa”. Con questa frase incisiva si apre Turning Red (2022), film d’animazione Pixar diretto da Domee Shi, candidato nel 2023 al Premio Oscar come Miglior Film d’Animazione. Questo incipit racchiude immediatamente il nucleo che attraversa l’intera narrazione: il rapporto con le figure genitoriali, il processo di soggettivazione e la difficile negoziazione dei confini tra Sé e l’Altro, nonché la tensione dialettica tra mandato transgenerazionale e desiderio soggettivo.
Il film esplora il percorso di Mei Lee, una ragazzina di 13 anni che si trova nel momento cruciale della sua crescita in cui cerca di definire se stessa al di là delle aspettative familiari. In questo processo le sue amiche Miriam, Priya e Abby le sono di grande sostegno e insieme a loro struttura il desiderio di andare al concerto del loro gruppo preferito, ma l’ostacolo più grande è rappresentato dal prezzo molto elevato dei biglietti. Il concerto per loro diventa metafora del loro viaggio verso l’emancipazione e il diventare grandi. Tuttavia, Mei si confronta con un ambiente carico di pressioni emotive e culturali, soprattutto rappresentate dalla figura materna. La madre Ming ha molte aspettative sulla figlia e le chiede di pregare, ogni giorno, le antenate all’interno del Tempio, luogo sacro e custode del panda rosso. La famiglia di Mei è, infatti, depositaria di una tradizione antichissima, custodendo uno dei templi più antichi in cui vengono onorati gli antenati senza distinzioni di sesso.
Ming in molte occasioni si configura come una figura genitoriale fortemente intrusiva, portatrice di aspettative rigide, diventando veicolo delle istanze familiari e culturali, così da soffocare l’autonomia della soggettività emergente. Tutto ha inizio quando un giorno Mei, mentre svolge i compiti, si estranea nei suoi pensieri e inizia a disegnare il volto di un ragazzo. Lei stessa ne resta sorpresa, ma continua, fino a riempire il quaderno con immagini che raffigurano non solo il ragazzo, ma anche una coppia. In quel momento entra la madre, che nonostante il divieto della figlia prende in mano il quaderno e lo sfoglia. Di fronte ai disegni, la madre associa subito la figura del ragazzo a un coetaneo di Mei che lavora in un supermercato del quartiere. In preda alla rabbia, senza riflettere, decide di affrontarlo di persona: si reca da lui, portando con sé il quaderno e mostrando i disegni direttamente al giovane, convinta che egli si sia approfittato della figlia. È un gesto che evidenzia l’incapacità materna di rispettare i confini psichici e affettivi che Mei sta cercando di costruire. Mei, colpita da quell’atto di invasione, non rivolge la sua rabbia alla madre ma a se stessa: pensa che la colpa sia sua, perché è lei ad aver prodotto quei disegni. Nella notte, però, la tensione interiore prende forma onirica. Mei sogna il ritratto della sua antenata che prende vita e con lei lo spirito del panda rosso. Al risveglio, la metamorfosi si compie: Mei stessa si scopre trasformata nel panda rosso. Da quel momento impara che ogni volta che viene travolta dalle emozioni la trasformazione avviene, mentre quando riesce a calmarsi e ritrovare un equilibrio ritorna alla sua forma umana.
L’antenata di Mei, durante un periodo di guerra, per proteggere sé stessa e i propri figli aveva pregato gli dèi di poter diventare una creatura potente. Gli dèi ascoltarono la sua supplica, donandole la capacità di trasformarsi in un possente panda rosso, a condizione che sapesse controllare le sue emozioni. Da allora, quel potere si è trasmesso di madre in figlia, generazione dopo generazione.
Con il tempo, però, ciò che era nato come dono di forza e protezione, una volta che la famiglia si trasferì in un nuovo contesto culturale, iniziò a trasformarsi in un peso, quasi in un disagio da nascondere. Per liberarsi del panda, secondo la tradizione, alla successiva luna rossa Mei dovrà eseguire un rituale insieme alle donne della famiglia: il rito serve a confinare lo spirito del panda dentro un amuleto, spesso una collana. Fino ad allora, però, ogni emozione intensa rischia di scatenare la trasformazione.

Un giorno, le care amiche di Mei le fanno una sorpresa, presentandosi a casa. La trovano trasformata nel panda rosso. Lungi dall’essere spaventate, reagiscono con affetto e sostegno: cercano di consolarla e di alleggerire la sua disperazione. Grazie alla loro presenza, il clima emotivo cambia e Mei scopre che l’energia del panda può essere trasformata in risorsa positiva. È in compagnia delle amiche che riesce, per la prima volta, a contenere le emozioni di rabbia e delusione che altrimenti la travolgerebbero.
I genitori, assistendo a questa scena, restano sorpresi dalla capacità della figlia di controllare il panda proprio nel momento della turbolenza emotiva. Mei confida allora che riesce a calmarsi pensando alle persone che ama: è il legame affettivo con le sue amiche a offrirle la possibilità di regolare la trasformazione.
Ciononostante, la madre continua a non approvare: proibisce alla figlia di andare al concerto che Mei e le sue amiche attendono con ansia, evento che per loro rappresenta un simbolico “rito di passaggio” verso l’adolescenza e l’ingresso nel mondo adulto. Proprio per trovare il denaro necessario a comprare i biglietti, le amiche decidono di sfruttare la trasformazione del panda rosso come mezzo per raggiungere quel desiderio comune.
La trasformazione, che inizialmente era solo temuta, diventa progressivamente persino ricercata, perché utilizzata per uno scopo utile al gruppo. Non è più soltanto un evento subìto, ma un gioco, uno strumento che Mei impara a gestire grazie al sostegno delle amiche. È proprio il legame con loro a offrirle un contenimento affettivo che le permette di vivere il panda non più come condanna, ma come parte vitale di sé.
Nonostante questo, Mei rimane a tratti compiacente nei confronti della madre: fatica a stabilire confini chiari, temendo di ferirla o deluderla. Questi confini vengono nuovamente violati quando le donne della famiglia raggiungono Mei e la madre per celebrare il rituale destinato a intrappolare lo spirito del panda. La nonna, figura imponente, la intimorisce profondamente, al punto da indurla a fare un passo indietro e a rinunciare al gioco con la trasformazione.
È qui che emerge un parallelismo importante: anche Ming, la madre di Mei, ha un rapporto irrisolto con la propria madre, in cui i confini non sono mai stati chiaramente stabiliti. Ming stessa appare intrusiva e controllante, ripetendo con la figlia le stesse dinamiche che ha vissuto con la propria genitrice.

Le amiche cercano di incoraggiare Mei a non sottoporsi al rituale, invitandola a difendere i suoi confini e a proseguire nel processo di soggettivazione. Tuttavia, Mei sente fortissimo il peso delle aspettative materne e delle antenate: ciò le provoca un conflitto interno, che si intensifica quando scopre che la data del rituale coincide proprio con la sera del concerto tanto atteso. Lacerata tra fedeltà alla famiglia e desiderio personale, Mei si trova al culmine del suo conflitto adolescenziale.
Durante una discussione tra Ming e le amiche, la madre descrive la figlia come una bambina innocente, brava e diligente, senza riuscire a vedere i cambiamenti che Mei stava vivendo. Così, Mei sceglie di seguire la madre, rinunciando al concerto e accettando di partecipare al rituale tanto desiderato dalle antenate.
È in questo punto cruciale che interviene il padre, figura fino ad allora più defilata, ma capace di portare una terza prospettiva. Mostrando un video in cui Mei si diverte con le amiche durante le sue trasformazioni, egli le chiede se riconosca come proprie quelle immagini. Nel dialogo che segue, sottolinea come la figlia stia parlando con le parole della madre, non con le sue. La rassicura, aiutandola a riflettere: l’intervento paterno, in quanto “terzo”, rompe la diade madre-figlia e apre la possibilità di pensare a una scelta diversa.
Grazie a questa intermediazione, Mei può finalmente riconoscere che il panda rosso non è un difetto da rimuovere, ma una parte autentica della sua identità. Durante il rituale, invece di rinunciare a se stessa, decide di accogliere la trasformazione e farne un segno del proprio processo di soggettivazione. È così che Mei compie un atto simbolico di separazione: non rifiuta le sue radici, ma afferma la necessità di proseguire nella strada del divenire soggetto, riconoscendo che l’integrazione delle proprie emozioni e del proprio desiderio è più importante della cieca obbedienza alla tradizione.
Nel momento in cui Mei stabilisce finalmente un confine chiaro con la propria madre, quest’ultima non lo tollera e, inaspettatamente, si ritrasforma a sua volta in panda, nonostante in passato avesse eseguito il rituale seguendo le orme delle antenate. Tra madre e figlia esplode allora un conflitto diretto: Mei, nel pieno delle trasformazioni tipiche della sua età, grida la propria differenza e afferma con forza che non potrà mai essere come la madre, perché può essere soltanto se stessa.
In quell’atto Mei riesce a rompere le catene transgenerazionali che per generazioni avevano imbrigliato le donne della famiglia, stabilendo finalmente un nuovo confine simbolico. È proprio questo gesto a chiudere il cerchio e a generare, per entrambe, la possibilità del perdono: il riconoscimento reciproco che permette alla relazione madre-figlia di aprirsi a una nuova forma di legame, meno (con)fusivo e più autentico.
Red si rivela un’opera di grande densità simbolica, capace di tradurre in immagini vivide il processo di crescita, la funzione del terzo come apertura di nuove prospettive, e la necessità di interrompere le catene transgenerazionali per dare origine a un autentico processo di soggettivazione.
Titolo originale: Turning Red
Titolo italiano: Red
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Anno: 2022
Regia: Domee Shi
Soggetto: Domee Shi, Julia Cho, Sarah Streicher
Sceneggiatura: Domee Shi, Julia Cho
Musiche: Ludwig Göransson
Cast (voci originali): Rosalie Chiang, Sandra Oh, Ava Morse, Hyein Park, Maitreyi Ramakrishnan, Orion Lee, Wai Ching Ho, Tristan Allerick Chen, Addie Chandler, Jordan Fisher
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