☰  
×
eidos

Cinema e fluidità

La Suggestione

Principesse velenose

Nausicaä della Valle del vento tra guerra, genere e immaginazione del femminile

Giulio Caselli Armata

In Nausicaä della Valle del vento di Hayao Miyazaki tutto comincia con un veleno: un’antica guerra ha devastato il mondo lasciando una terra tossica, funghi giganteschi, insetti mostruosi, foreste contaminate. Come nei grandi miti cosmogonici, l’umanità vive tra le rovine di una colpa originaria appena accennata ma onnipresente. Eppure, dentro questa apparente apocalisse, la vita continua; prospera anzi in una inedita forma.
La nuova vita è autonoma, tentacolare, fungina, entomologica e non secondo una misura umana: apparentemente “inferiore” e quasi preistorica, è capace di una resilienza che l’uomo ha difficoltà a mantenere. Miyazaki mette in scena il fallimento dell’idea di evoluzione come dominio tecnico e militare: ciò che sopravvive non è il titanismo umano, ma la capacità biologica di trasformare.

 

 

In questo paesaggio emerge Nausicaä, figura che disarticola le rappresentazioni tradizionali del genere; porta il fucile, combatte con la spada, vola sull’aliante, esplora, salva, guida. È il vero eroe epico del racconto: coraggiosa, risoluta, intelligente ma il film non la costruisce come imitazione del maschile: Nausicaä non è una “donna guerriera” nel senso contemporaneo e polarizzato sul maschile del termine; è piuttosto un’immagine integrata, capace di tenere insieme azione e cura, forza e ascolto.
Attorno a lei continua invece a muoversi una grande colonna tragica della storia umana: la guerra. Tutta la vicenda converge verso la schiusa di un antico uovo contenente una sorta di Guerriero Dio, una gigantesca arma biologica residuo della civiltà precedente. Ancora una volta riappare il mito del titano: il soldato assoluto, privo di limite, pura potenza distruttiva e come molte figure titaniche della tradizione mitica, questo Guerriero Dio è il sogno prometeico della tecnica emancipata da ogni principio vitale.

Ma il centro simbolico del film è altrove: Nausicaä scopre infatti che la tossicità della natura non è malvagia in sé. In un piano sotterraneo, uno spazio infero e iniziatico, coltiva una piccola serra e comprende che le piante producono tossine solo assorbendo un terreno contaminato: la natura quindi non sta avvelenando il mondo, lo sta al contrario purificando.
È il grande rovesciamento del film: il Mar Marcio, percepito come minaccia apocalittica, è in realtà un immenso organismo di depurazione che accumula su di sé il veleno per preparare, lentamente, una nuova possibilità di vita. Qui Miyazaki introduce un’immagine profondamente junghiana del femminile: non forza di conquista ma funzione trasformativa, alchemica, capace di attraversare l’ombra senza avere pulsioni distruttive al suo interno.
La vera alternativa alla guerra non è dunque la vittoria militare, ma la cura profonda e inaspettata, la cura che sembra impossibile, la cura financo del nemico designato. La maternità simbolica di Nausicaä si manifesta nella protezione degli esseri fragili, persino nell’ascolto degli enormi e apparentemente aggressivi insetti Ohm, nella delicatezza verso ciò che soffre anche se lontano da noi. In un universo dominato dall’ira e dalla rappresaglia, il film propone la cura come principio ordinatore del mondo.

 

 

Da questo punto di vista, Miyazaki mette in scena tre differenti figure del femminile.
Lastelle è la principessa classica: ferita, incatenata, secondaria nella narrazione, vittima della guerra, autentica damsel in distress. Appare brevemente, ma la sua funzione è decisiva: rappresenta il femminile sacrificato dalla logica del potere.
Kushana è invece il femminile identificato con Ares. Guerriera traumatizzata, mutilata, dominata dalla rabbia e dalla volontà di controllo, incarna un principio maschile interiorizzato come corazza difensiva. La sua violenza nasce dalla ferita.
Nausicaä attraversa entrambe queste possibilità senza coincidere con nessuna. Non è né vittima né pura macchina bellica. È un’eroina relazionale, capace di mediare tra umano e non umano, tra superficie e profondità, tra guerra e trasformazione.

Nel momento storico in cui il tema del genere rischia spesso di ridursi a pura superficie identitaria, Nausicaä continua invece a parlare di archetipi: non del potere di un sesso sull’altro, ma di due differenti modi di stare nel mondo ed essere istanza della vita psichica: uno fondato sul dominio; l’altro sulla capacità di custodire la vita persino dentro il veleno.

 

Titolo originale: Kaze no tani no Naushika

Titolo italiano: Nausicaä della Valle del vento

Paese di produzione: Giappone

Anno: 1984

Regia: Hayao Miyazaki

Musica: Joe Hisaishi

 

Vedi tutto il numero





La redazione è a disposizione con gli aventi diritto con in quali non è stato possibile comunicare, nonché per eventuali involontarie omissioni o inesattezze nelle citazioni delle fonti dei brani o delle foto riprodotti in questa rivista.