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eidos

Cinema e fluidità

Nel film

Perfect days

Un senso di pace profonda e di appartenenza al “tutto”

Cristiana Pirrongelli

Un film lento e felice, nel quale la calma e la ripetitività svelano uno stato di raggiunto equilibrio ed armonia col mondo. La sua peculiarità, cosa che può introdurci al tema della fluidità, è l’incontro con un mondo interno purificato dalla fretta e dalle nevrosi ad esso legate. Questa lentezza, questo sguardo che non anticipa il futuro e non guarda al passato, permette al protagonista di godere profondamente del presente attraverso scelte per lui sufficienti ed essenziali: pulire con cura, tutti i giorni, i bagni pubblici di Tokyo, guardare il sole tra le fronde mentre mangia il panino nell’ora di pausa, ascoltare buona musica in desuete cassette, collezionare libri pregiati. Sorprendenti i suoi sogni, mondati come le sue emozioni: l’immagine saliente si illumina per un attimo su un sottofondo indistinto.

È un uomo felice, dolce, disponibile che sembra aver superato ogni egocentrismo. Eppure, Hirayama si intuisce venire da una realtà familiare di segno opposto, ricca ed elitaria. E si afferra un vissuto drammatico con un padre dispotico dal quale si è allontanato. La psicoanalisi ci ha insegnato molto sulla sofferenza e su come curarla. Per fortuna c’è sempre un quid che eccede le coazioni a ripetere che bloccano le nostre vite; l’apertura all’inedito compare anche solo in un minimo scarto. Ed è su quel minimo scarto che abitualmente lavoriamo in psicoanalisi. Della dimensione della felicità invece ci occupiamo poco e sempre con un rimando indiretto, come attesa conseguenza dopo la risoluzione di un conflitto o l’elaborazione di un dolore. Ma noi sappiamo che non funziona così. Quello si chiama miglioramento, sollievo, ritorno ad una maggiore serenità, ripresa di funzionamento. La psicoanalisi aiuta alla comprensione profonda della realtà e della propria natura, del mondo pulsionale e relazionale, e non è poco.

 

 

Ma quella felicità nel sorriso di Hirayama da dove arriva? Se è dentro di noi pronta ad emergere quando si rinuncia a grandiosità e possesso, come aprirsi verso tale emozione attraverso un processo? Hirayama ci arriva probabilmente attraverso una pratica orientale come lo Zen, che gli permette, a proposito di fluidità, di operare una vera rivoluzione: uno spostamento pressoché totale dalla nevrosi e dal trauma che caratterizzavano il suo mondo antecedente, interno ed esterno, un abbandono della coazione a ripetere ridotta a rumore di fondo come nei suoi sogni. Non si tratta di rimozione né di dissociazione. Hirayama, si è spogliato di conflitti e traumi, di aspettative e rimpianti, ha fatto delle scelte interiori ed è diventato capace di vivere con gioia e semplicità ogni attimo del presente da lui scelto.

Arriva a sfiorare attimi di esperienza estatica, come direbbe Elvio Fachinelli e prima di lui, Freud, Jung, Maslow, Eigen, grazie al dissolversi dei rigidi e difensivi confini dell’Io che tagliano fuori l'individuo dal senso profondo di connessione con il resto del mondo e con le forze originarie della psiche. “Se l’inconscio plasma l’intero organismo, esso è all’origine non soltanto di tutte le malattie, fisiche e mentali, ma anche della loro guarigione” (E. Fachinelli Esercizi di psicanalisi, p. 54). In Perfect days osserviamo un’esperienza di fluidità estrema: se da una parte il protagonista ha scelto di integrare e farsi permeare dall’ambiente (la sua casa, la luce tra gli alberi, i rumori della città nel giorno di riposo) dall’altra osserviamo l’effetto di quello che è stato un adattamento attivo che l’ha modificato dentro. Se per lo Zen la felicità è già dentro di noi, forse anche noi analisti potremmo sognare nuove mete.

 

Titolo originale e italiano: Perfect Days

Paese di produzione: Giappone, Germania

Anno: 2023

Regia: Wim Wenders

Sceneggiatura: Wim Wenders, Takuma Takasaki

Musica: Brani degli anni Sessanta (Loy Reed, Animals, Van Morrison, Kinks, Nina Simone, Otis Redding, Rolling Stones, Patty Smith)

Cast: Kōji Yakusho, Tokio Emoto, Arisa Nakano, Aoi Yamada, Yumi Asō, Sayuri Ishikawa, Tomokazu Miura, Min Tanaka

 

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