Cinema e fluidità
La Suggestione
Come dice Leo: “Quella domanda lì - sei maschio o sei femmina? - è proprio disumanizzante perché è come se ti dicessero - cosa sei? - questa cosa o quest’altra cosa, dato che ogni altra cosa non può esistere! Ti conto come umano? Ti conto come mio simile?”.
Nel mio nome è un docufilm del 2022 diretto da Nicolò Bassetti (ideatore di “Sacro GRA”, film Leone d’oro 2013) e prodotto a livello esecutivo dall’attore Elliot Page. E’ stato presentato nella sezione Panorama Dokumente del Festival di Berlino 2022.
Il docufilm narra le vicende interiori di quattro ragazzi, durante il loro processo di transizione di genere. Leo, Nico, Raffaele e Andrea, sono i quattro protagonisti che intraprendono un percorso di transizione da femmina a maschio (FtM).
In maniera profonda e delicata, viene posto uno sguardo intimo e naturale sul fenomeno della transizione di genere. Il regista trae ispirazione dalla propria esperienza personale di padre con suo figlio, il quale ha intrapreso un percorso di transizione di genere da femmina a maschio. Forse anche questo gli permette di entrare così profondamente nel mondo interiore dei quattro ragazzi protagonisti.
Il concetto di fluidità e il superamento del binarismo di genere costituiscono il nucleo tematico centrale di questo film che oltrepassa, in maniera innovativa e radicale, le rigide strutture sociali binarie.
Queste storie ci aprono lo sguardo su come l’identità non sia un semplice passaggio lineare, ci fa uscire da una visione binaria di polarità opposte e ci immerge in un viaggio che non ha una destinazione fissa. Si tratta, piuttosto, di un movimento fluido e continuo dell’essere, al di là della staticità e dell’appartenenza ad un’etichetta di genere. Il processo identitario, sempre in continuo divenire, si sviluppa su dimensioni molto più complesse e difficilmente definibili.

Come sappiamo, l’identità si struttura nell’intersoggettività che prende vita dalla relazione primaria tra la madre e il bambino. Madre e bambino s’incontrano in un regno di mezzo, nello stesso sguardo e nello stesso abbraccio; in un’area terza di natura intersoggettiva che nasce dall’incontro tra le due soggettività. Per cui, nell’intersoggettività si viene a creare, spontaneamente, un impasto tra identità e alterità. Ognuno di noi contiene in sé qualcosa dell’altro. E questo è profondamente vero se prendiamo in considerazione il fatto che gli aspetti maschili e femminili sono entrambi presenti in ciascuno di noi, per cui la suddivisione binaria è in realtà una forzatura “contro natura”. Piuttosto, l’identità umana è intrinsecamente fluida, nel senso che è altamente complessa, in quanto sempre intrisa di una mistura di aspetti maschili e femminili. Quindi, in verità, gli uomini e le donne hanno tanti aspetti in comune che li rendono, al contempo, diversi e uguali tra di loro. Esiste dentro di noi una danza continua tra identità e alterità, tra maschile e femminile.
I protagonisti del film si pongono al di là degli schemi rigidi binari di genere. Non occorre più porre la domanda: “sei maschio o femmina?”. Il regista, infatti, sceglie di non fare domande dirette, lasciando i ragazzi liberi di raccontarsi, attraverso le loro narrazioni che si esprimono per mezzo della creazione di un podcast da parte di Leo, in cui sono raccolti i vissuti infantili e le tappe fondamentali del loro complesso percorso di transizione di genere. L’identità è un processo in continuo divenire.
Vediamo come nel film, i quattro amici mescolino i ricordi dell’infanzia, vissuta socialmente come bambine femmine, con le nuove percezioni del presente, vissuto come adolescenti maschi. Le loro voci che cambiano tono, a causa delle terapie ormonali, registrano fisicamente il flusso del loro passaggio identitario. Ciascuno dei quattro amici affronta i vari aspetti personali del rapporto con il proprio corpo e il mondo esterno, quindi della differenza che esiste tra come veniamo percepiti da fuori e viceversa come ci percepiamo da dentro. Ci muoviamo sempre nel rapporto tra sé e altro. Tra intersoggettività, identità e alterità.
Come dice Raffaele: “Io una parte di me, ma grossa, l’ho dovuta addomesticare, mettere in un cassetto e chiuderlo per un sacco di anni. Per me la cosa importante era avere un corpo maschile. Non vestirmi da maschio o fare il maschio! Se io avessi potuto scambiare il mio corpo l’avrei fatto subito”.
Raffaele riflette, quindi, su quella che è stata la sua costrizione infantile di reprimere la propria natura, per conformarsi alle aspettative sociali. Ci mostra le turbolenze interiori della propria infanzia, dando testimonianza del grande sforzo emotivo e identitario che ha dovuto compiere, prima della transizione di genere. Ci racconta come la necessità di conformarsi alle aspettative esterne e d’incasellarsi in una suddivisione binaria, lo avesse obbligato a reprimere una parte fondamentale e significativa di sé. Difatti, è fondamentale potersi riconoscere intimamente e potersi esprimere liberamente, per poter essere pienamente se stessi.
Come sappiamo, il bambino può cominciare a vedere se stesso come soggetto nello sguardo della madre. Il processo di sviluppo dell’identità trae origine, come per esempio ci dicono tra gli altri anche Winnicott e Lacan, dal rispecchiamento primario e dalla fase dello specchio. Quando la nostra immagine allo specchio non corrisponde al senso che abbiamo di noi stessi, si crea un doloroso scollamento nel nostro processo identitario.
Come dice Nico: “Avevo questa difficoltà anche proprio a vedermi. Io mi identificavo come una bambina, alla fine non lo sapevo. Mi dicevano che ero una bambina, ero una bambina!”.
Questo passaggio rende bene il senso di costrizione imposto dalle aspettative sociali, per cui sembrava che l’unica scelta possibile fosse percepita come una forzatura e ci mostra il senso di smarrimento provato in una condizione in cui non c’è possibilità di riconoscersi veramente.
Spesso non ci sono parole per esprimere l’angoscia del vissuto di smarrirsi e non ritrovarsi, guardarsi e non riconoscersi.
Come dice Andrea: “Mi ricordo un bambino che mi chiese - ma tu sei maschio o femmina? - Non volevo dire io sono una femmina, mi turbava! Ma mi turbava dire anche io sono un maschio! E quindi rimasi in silenzio”.
Titolo originale: Nel mio nome
Paese di produzione: Italia
Anno: 2022
Regia: Nicolò Bassetti
Cast: Leonardo Arpino, Nicolò Sproccati, Raffaele Baldo, Andrea Ragno
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