Cinema e fluidità
La Suggestione
Premiato nel 2023 all’AS Film Festival di Roma nella sezione speciale Cinemavvenire, questo cortometraggio di Pietro Porporati si impone allo sguardo dello spettatore per una sua originale cifra stilistica caratterizzata da una densità e da una complessità che va ben oltre il breve minutaggio di soli 11 minuti. L’ottima fotografia di Giancarlo Cardillo, intensa, pittorica, che riempie di luce a pieno volume gli oggetti e gli spazi, accentua l’intensità emotiva che il film vuole comunicare. Non è possibile raccontare una vera e propria trama, poiché l’intento del regista non è quello di narrare una storia, quanto quella di farci attraversare i cangianti momenti emotivi della soggettività nascente e tormentata di un adolescente, Francesco/Asia, che – possiamo immaginarci – provenga da una storia sofferta e antica di disforia di genere, vissuta fin dall’infanzia e diventata col tempo “fluidità” adolescenziale, domanda aperta sull’identità, che non trova ancora risposte, ma che sprigiona aperture di senso non ancora esaurite in forma compiuta. Vediamo infatti Francesco/Asia, passare da una partita di pallone a un corso di danza classica, muoversi tra gli spogliatoi dei giovani calciatori, ai flessuosi movimenti di ragazze in tutù, fino all’immagine del grande salice piangente sotto il quale la ragazza, seduta, prova un’app del telefonino che consente di cogliere le tonalità maschili o femminili della voce. Un enorme albero che sembra contenere in un altrettanto denso, avvolgente abbraccio la fluidità trasformativa delle origini somato-psichiche dell’individuo, e che ci ricorda il Terrence Malick del coming-of-age-drama ‘The Tree of Life’ (2011).

La storia affettiva dell’individuo, sembra dirci il regista, non presuppone un logos, una narrazione lineare, consequenziale: sono le immagini, il loro trasmettere emozioni in continua trasformazione, a rendere in modo più espressivo, potremmo dire quasi ontologicamente, il senso dell’essere umano e del divenire soggetto. In questo caso un soggetto adolescente che diventa quindi parte della Storia, più che di una ‘storia’ individuale che il cinema quasi sempre ci propone. E’ invece il puro “pittogramma” emotivo (Aulagnier, 1975), nella sua potenza pre-logica, pre-verbale, a dare conto delle trasformazioni affettive e intersoggettive in modo più significativo. Il Cinema è così spazio potenziale (Winnicott, 1970) privilegiato, area transizione nella quale psiche e soma si intrecciano nella relazione, innanzitutto primaria. La sequenza del dialogo tra Francesco/Asia e la madre, ne è una rappresentazione plastica, suggestiva, nella quale fluidità e densità, connessione e disconnessione tra Sé e Altro materno si alternano in una danza fatta di gestualità visiva che rimanda alle origini, allo statu nascendi di quella stessa relazione – e l’immagine finale della culla di vimini nella stanza della protagonista non fa che ribadire il tema dell’arkè, del punto di inizio del pensiero, che, nel film, si irradia verso un futuro aperto, insaturo, pieno di cose “ancora da vedere”, che devono ancora apparire. In fondo l’adolescenza è proprio questo cangiante muoversi dell’Essere e del Tempo (Heidegger, 1927) che attende di trovare nuove forme creative per manifestarsi ed emergere.
Titolo Originale: Metamorfosi
Paese di produzione: Italia
Anno: 2023
Regia: Pietro Porporati
Musiche: Jacopo Manzo
Cast: Paola Buratto, Anita Caprioli
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