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Cinema e fluidità

Nel film

La più piccola

Regole e tabù

Antonella Dugo

La più piccola di Hafsia Herzi è un film francese che raggiunge ottimi risultati e qualità per la sua capacità di non cadere negli stereotipi e nella banalizzazione della vita degli immigrati e della loro marginalità, né nella denuncia politica dell’omofobia, ma regalandoci un racconto vero e profondo di una ragazza di diciassette anni, Fatima, la quale, con dolore, desiderio e determinazione si interroga sulle sue emozioni e sui suoi sentimenti, cercando di capire e di capirsi per fare delle scelte. La regista, mettendo al centro la ragazza, capovolge lo sguardo e sposta l’attenzione a come Fatima si relaziona con la sua famiglia, con l’Iman e con il mondo esterno: la scuola, l’università, Parigi. La realtà c’è, con le sue regole e i suoi tabù, ma la protagonista dovrà, con queste risorse e questi limiti, costruire la sua identità.

 

 

Fatima non è vittima né perdente ma soggetto che si confronta con il suo mondo interno ed esterno. Questa scelta stilistica di regia ci fa assistere ad un piccolo film nuovo e partecipare con emozione e speranza alla sua storia. Di origine magrebina è la più piccola di tre sorelle, vive nella banlieue parigina con la famiglia, figura centrale è la madre, il padre è più defilato, che vive nella cucina della casa alle prese con ricette e preparazione di pietanze, aiutata dalle sue figlie maggiori che cercano di imparare a realizzare i piatti tradizionali. Fatima è decisamente meno interessata, assaggia e scherza con le sorelle, che la rimproverano di non curarsi abbastanza, di essere poco femminile e non interessata a quello che una donna magrebina deve saper fare. La madre, orgogliosa che la figlia sia brava a scuola, media il battibecco tra le sorelle, pensando che Fatima crescerà e che bisogna aspettare, ritenendo importante per l’educazione delle figlie la preghiera quotidiana ed una fede intesa come guida spirituale per la vita. 

Ama la sua figlia più piccola, la osserva in silenzio ed intuisce che la figlia vuole entrare nel mondo al di fuori della famiglia, attraverso lo studio, ed essere una donna diversa da lei: vuole starle accanto ed aiutarla. Fatima comincia a capire che i ragazzi non le piacciono, ha provato ad uscire con un ragazzo, inizia allora, partendo da Internet, ad entrare nel mondo gay, invita ad un incontro una donna decisamente più grande di lei e le chiede spiegazioni su come funziona l’amore tra donne. Inizia così ad esplorare il mondo omosessuale femminile, i locali di incontro, fa le prime esperienze ma le manca qualcosa, vuole innamorarsi. Mantiene i suoi legami con gli amici di sempre, i fratelli, compagni di giochi e competizione. 

Il mondo omosessuale femminile è raccontato senza intrusività e voyeurismo, si coglie il desiderio di libertà di donne che, in luoghi protetti, possono vivere i loro desideri di libertà senza riserve, in un clima dove possono essere se stesse e riconoscersi. Donne giovani che scatenano le loro fantasie, giocando, divertendosi e amandosi tra di loro.

La forte attrazione per una ragazza coreana le fa capire che c’è un cambiamento dentro di lei, che la porterà a separarsi dal mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, per entrare in una realtà dove la donna adulta che sarà inizia a prendere forma. L’innamoramento e la forte delusione per la ragazza, che non è disponibile ad amarla, le fanno conoscere l’intensità dei suoi sentimenti e dei suoi desideri. Spera di poter ricorrere al conforto della religione da cui ha spesso tratto sostegno, pertanto si reca ad un incontro con l’Iman, non un attore ma un vero Iman, il quale mostra comprensione per le difficoltà di Fatima, ma le dice chiaramente che la loro religione, come pure quella ebraica e cristiana, non può ammettere l’omosessualità perché contro natura e Dio non può accettarla. Fatima si trova di fronte ad una pericolosa verità: il senso del dovere e le capacità intellettuali della figlia amata non saranno sufficienti a mantenere l’ammirazione e l’approvazione di cui finora ha goduto, ma dovrà sopportare la delusione che darà ai suoi cari per il tradimento dei loro insegnamenti e dei loro valori. La fine del liceo e l’entrata all’università aiuterà Fatima a scoprire un mondo diverso dal suo, ma il dolore per la perdita dell’appartenenza alla storia familiare la farà sentire sola e da sola dovrà andare avanti.

Hafsia Herzi, attrice e regista marsigliese, scoperta al festival di Venezia, dove vinse il premio Mastroianni, come interprete del film Cous cous nel 2007 alterna la partecipazione a film come attrice a film come regista. La più piccola è il suo ultimo film tratto dal romanzo autobiografico di Fatima Daas.  

 

Titolo originale: La petite derniere

Titolo Italiano: La più piccola

Paese di produzione: Francia

Anno: 2025

Regia: Hafsia Herzi

Soggetto: Fatima Daas

Cast: Nadia Melliti, Park Ji-min, Louis Memmi, Mouna Soualem

 

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