Cinema e confini
Nel film
La Chimera è un film del 2024 diretto da Alice Rohrwacher, regista di respiro internazionale i cui film si collocano nel filone del “realismo magico”, movimento che coniuga elementi magici, dimensione onirica, distorsioni temporali, ad un’ambientazione del tutto realistica e verosimile, senza il ricorso a spiegazioni. “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez o le opere di Jorge Luis Borges ne sono un esempio in ambito letterario.
La Chimera è un film intimista che esplora e descrive una dimensione psicologico/esistenziale; il richiamo ai temi sociali, frequente in Rohrwacher, è sullo sfondo. Racconta gli ultimi mesi di vita di Richard, un archeologo detto “lo straniero”, appena uscito di prigione. L’unico ad aver pagato con la reclusione il furto di reperti etruschi, compiuto insieme ai “tombaroli” della Tuscia. Lo vediamo sul treno mentre sogna Beniamina, il suo amore morto da anni. Sia nei flashback che nei sogni è l’immagine più realistica rispetto a qualsiasi altra nel film: un volto in primo piano, a colori, pieno di gioventù, che gli parla attraverso l’intensità dello sguardo. Un filo rosso di lana, simbolo del loro legame, compare ad ogni rievocazione. Scende dal treno là dove tutto è accaduto, perché solo lì restano tracce di legami, sia pur traumatici o interrotti: la madre di Beniamina che lo accoglie entusiasticamente come fidanzato della figlia che lei, negando la realtà, crede sia ancora viva, il gruppo dei “tombaroli” che non può fare a meno di lui, dotato del potere sovrannaturale di “sentire” il vuoto delle tombe etrusche sotto di sé; e la sua baracca di lamiera ove torna a rifugiarsi. Richard, lo “straniero”, si muove tra mondi abitati dai morti (le tombe etrusche, Beniamina) perché solo lì una sorta di malata “brama “lo rianima e lo rinvigorisce. Richard non riesce a superare il confine attiguo tra la morte e la vita che lo porterebbe in una realtà generativa e non autodistruttiva. Non a caso non riesce a corrispondere veramente all’amore di Italia, la figura più definita e vitale del film, ragazza anche lei straniera ma con chiare aspirazioni e principi, che realizza con altri un progetto per radicarsi sul territorio. Cerca di coinvolgere Richard che sembra quasi farcela e sta sul limite del confine, ma fugge abbandonando la possibilità di un “investimento oggettuale sano”. E torna alla vita di sempre, all’interno di confini pericolosi e de-menti, dove non arriva la coscienza critica e dove viene privilegiato, ostinatamente e narcisisticamente, un mondo su misura per le sue difese. Non sembra avere, questo “straniero” estraneo anche a sé ‘stesso, sufficiente consapevolezza della direzione da prendere per superare il confine del suo vivere guardando al passato, né la spinta vitale per creare buoni legami. Come per Orfeo, sarà il voltarsi all’indietro che lo condannerà. La metafora del suo elegante abito chiaro che gradatamente si sporca e si stazzona, rinforza questo senso di declino verso un’area di impresentabilità e di inconsapevolezza ben al di qua del confine con la ragione. È un film dalla forte tensione etico/spirituale, sospeso tra il passato e il presente, tra la vita e la morte, tra il sotto e il sopra, tra brama e sentimento, tra purezza e degradazione. Come, ma diversamente da l’Idiota di Dostoevskij, anche “lo straniero “non coglie la possibilità di salvezza che gli si presenta attraverso l’amore di una donna. Il Principe Myskin si sacrifica ispirandosi alla figura del Cristo, scelta colpevole e irrealistica essendo lui un semplice uomo. La punizione sarà il ritorno alla de-menza e all’internamento. Ne “La Chimera”, invece, in un soprassalto narcisistico e di onnipotenza, Richard getta un meraviglioso reperto in mare: “troppo bello per essere visto da occhi immeritevoli”, cosa che non gli verrà perdonata dai tombaroli e gli costerà la vita. Verrà sepolto vivo nel corso di un ennesimo scavo. Chiude il film l’immagine poetica del suo amore giovanile che tira il filo rosso, simbolo della loro unione, filo che riapre la terra sotto la quale è sepolto, al soffio gentile dell’aria e della vita.
Titolo: La chimera
Regia: Alice Rohrwacher
Anno: 2023
Paese: Italia, Francia, Svizzera
Sceneggiatura: Alice Rohrwacher
Fotografia: Hélène Louvart
Musiche: Piero Crucitti, brani popolari toscani e musiche originali selezionate dalla regista
Cast: Josh O’Connor, Carol Duarte, Alba Rohrwacher, Isabella Rossellini, Vincenzo Nemolato, Lou Roy-Lecollinet, Giuliano Mantovani, Vincenzo Di Vella, Yile Yara Vianello
Vedi tutto il numero