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Cinema e fluidità

Approfondimento

L’etica fluida nell’immaginario cinematografico classico e contemporaneo

Andrea Arrighi

Fluido e liquido, termini che talvolta sono sinonimi, ci dicono entrambi che quello che definiscono è in costante mutamento. Un fluido, ad esempio, asseconda un movimento che agisce su di lui e si conforma facilmente ad un contenitore o ad una situazione in cui viene a trovarsi. Bauman, con alcuni suoi testi classici come Amore liquido (Z. Bauman, 2006) o Modernità liquida (Z. Bauman, 2004) ci aveva già avvertito che relazioni affettive e lavorative possono essere pensate come “liquide” cioè   facilmente trasformabili in un senso positivo ma anche annullabili improvvisamente. E’ quello che accade nelle relazioni sentimentali, non solo di adolescenti, che con un messaggio di whatsapp possono lasciare qualcuno o, nei casi peggiori, anche “ghostarlo” cioè non dare più notizie di sé rendendo il partner così “liquido” da essere considerato un “fantasma”. 

Anche nel cinema delle origini alcuni personaggi scelgono di presentarsi in un modo fluido, non definito, addirittura mascherato, per aggirare ostacoli affettivi. La simpatica e creativa protagonista del classico del muto La bambola di carne (Die Puppe, di E. Lubitsch, Germania, 1919) finge di essere una “bambola”, una donna-robot, disponibile a tutto, per sedurre un uomo terrorizzato dal genere femminile che a lei piace.  Gradualmente il maschio in questione si abituerà a quel personaggio, fino ad innamorarsene e a desiderare di relazionarsi con una donna reale, completa in tutto, cioè di punti critici, ma anche seduttivamente trascinanti e potenzialmente inquietanti. E’ quello che felicemente accade nel finale. Un vero capolavoro questo film, anticipatore come molti validi contributi del cinema di tematiche psicologicamente importanti, come la paura di amare con significativo coinvolgimento emotivo da parte del genere maschile. In questo caso ci si potrebbe chiedere, a proposito di etica, se, come si dice “in amore e in guerra tutto è lecito”.  Nel caso della Bambola di carne potremmo rispondere affermativamente, dato che il protagonista maschile viene “ingannato” per essere liberato dalla sua paura rispetto al femminile e all’innamoramento. Certo, si tratta di un inganno, ma visto che l’effetto per entrambi i protagonisti è il benessere dell’innamoramento, diremmo che dimostrarsi, per così dire, “fluidi” eticamente, qui funziona. 

 

Mrs. Doubtfire - Mammo per sempre di Chris Columbus, 1993

 

Paternità fluida

In Mrs Dubfire-Mammo per sempre (Mrs Dubfire, di C. Columbus USA, 1993) un padre si traveste da donna per poter restare in contatto con i suoi figli. Nelle vesti di tata tuttofare il “mammo” conduce anche una trasmissione televisiva di grande successo dove dispensa suggerimenti proprio su come gestire al meglio quella vita familiare che lui non può godersi, a causa della separazione conflittuale in cui è coinvolto. E quando viene scoperto nel suo benevolo inganno ammette la sua colpa ed esprime solo il desiderio di non perdere il contatto e l’affetto dei suoi figli. Sarà sua moglie, madre dei figli, a dimostrarsi questa volta più “fluida” o meno rigorosa rispetto alla decisione del giudice stesso: padre e figli troveranno infatti un compromesso per stare assieme, senza travestimenti, vista la sincera buona volontà del padre protagonista. 

Un diverso compromesso, molto più sofferto, dovrà trovarlo il padre del noto cantautore Michael Jackson quando, come descritto nel biopic Michael (di A. Faqua, USA, 2026), sarà letteralmente licenziato come manager artistico direttamente da suo figlio. Qui potremmo dire, filosoficamente, che l’etica è fluida, nel senso che, come negli esempi classici per spiegare la filosofia di Eraclito, ogni aspetto di un personaggio ma anche di un luogo o di un qualsiasi elemento considerato “scorre, come un fiume, non resta uguale a se stesso, anche se può sembrare uguale”. Il padre di Michael rappresenta forse una delle ultime figure di patriarca tradizionale, che picchia i figli, soprattutto il più piccolo, Michael, per farli diventare performer nel canto e nel ballo sempre migliori. “O si è vincenti o nulla”, ripete il padre ai cinque fratellini, cronicamente stanco lui di lavorare in fabbrica e affamatissimo di un riscatto sociale attraverso i suoi figli, il gruppo musicale Jackson Five, a cui fa provare le canzoni fino a sfinirli. Quando Michael vorrà invece crescere, umanamente e professionalmente, cioè lasciare l’impresa familiare-musicale, sarà la madre a dire al marito: “non puoi più frustarlo con la cintura, ora è maggiorenne e le cose - e la morale - sono cambiate; puoi anche andartene, non picchierai più nessuno!” Lo stesso personaggio di Michael, magistralmente interpretato da Jafaar Jackson, nipote del cantante, è fluido nel suo modo di presentarsi, è gender fluid in anticipo rispetto all’epoca attuale, con i suoi tratti che diventano sempre più androgini, piuttosto che inquadrabili in un maschile o femminile con precisione. Fluida appare quindi la psicopedagogia stessa: in un tempo non molto lontano si permetteva, anche in occidente, di usare la violenza fisica come strumento educativo in generale verso i figli. Il film su Michael Jackson, pur focalizzandosi comprensibilmente sulla produzione musicale di uno dei più noti personaggi dello spettacolo dagli anni 70’ del ‘900 agli anni 2000, suggerisce al pubblico, probabilmente ignaro dei cambiamenti psicopedagogici avvenuti nel secolo scorso, che bene e male possono modificarsi notevolmente anche nel pensare il rapporto genitori-figli. 

 

Benvenuti in campagna di Giambattista Avellino, 2026

 

Diritti fluidi  nel mondo della moda,  in  politica e nella società

Nel film Il diavolo veste Prada 2 (The Devil Wears Prada 2, di D. Frankel, USA, 2026) si ritrovano i personaggi del primo lungometraggio impegnati nel reggere una fluidità disarmante sia in ambito relazionale che lavorativo. Non entro volutamente nella trama, perché mi interessa piuttosto evidenziare come anche in ambienti di lavoro ‘altopagati’, com’è di moda dire oggi, i protagonisti sono costretti a licenziamenti   spiazzanti e imprevedibili. Allo stesso tempo anche ogni tipo di simpatia o antipatia  personale deve essere  opportunamente e drasticamente  modificata per fronteggiare un mondo del guadagno che esige una fluidità costante: per poter mantenere quello stile di vita ‘altamente altolocato’ devo allearmi con chi ritenevo  essere solitamente il mio peggior nemico, pena la perdita di quelle opportunità lavorative a cui ormai non posso rinunciare, dato che il mio stile di vita e la mia immagine pubblica e personale - strettamente intrecciate - ne risentirebbero troppo. Fluidi sono i lavori e le alleanze in nome del business, in questo film, così come intercambiabili sono le location, dove anche Milano e diverse parti del nostro belpaese vengono promosse a pieno titolo come piazze di intrighi amorosi e relazionali, sempre all’insegna del dio denaro mai messo in discussione dal mondo della moda e del giornalismo che ne costruisce un’ideologia sempre mutevole, fluidamente adeguata ad ogni situazione o avvenimento socio-politico. 

I protagonisti di Yellow Letters (Gelbe Briefe, di I. Catak, Germania, Francia, Turchia, 2026) dovranno confrontarsi invece con la fluidità etica rintracciabile nei cambi di regime e nell’instaurarsi di un governo poco tollerante col dissenso. Continuare a scrivere e recitare un teatro che dissente e critica o invece adeguarsi, recitando in spettacoli neutrali e cancellare anche dai social network eventuali commenti ostili al nuovo governo in carica? Qui la protagonista, un’attrice di teatro che deve scegliere se recitare in una serie televisiva commerciale e accattivante, oltre che ben pagata, parlerà esplicitamente di un’etica mutevole, liquida e fluida, proprio perché deve tenere conto anche della sopravvivenza, non solo economica, ma anche esistenziale delle persone a lei più care, oltre che di se stessa. In termini generali, non si tratta infatti solamente di guadagnare, ma anche di auto-realizzarsi tramite qualcosa di diverso che prima detestavo, ma che in alcune situazioni appare indispensabile per gestire nel modo meno (auto)distruttivo la silenziosa oppressione a cui può spingere un regime, togliendo il lavoro agli artisti che mostrano dissenso con le proprie opinioni espresse anche attraverso le loro opere. Anche qui marito e moglie troveranno come coppia un vitale, anche se discutibile, compromesso per una dignitosa sopravvivenza.  

Ne il caso 137 (Dossier 137, di D. Moll, Francia, 2025) una poliziotta che indaga su colleghi che hanno commesso reati contro manifestanti, durante il periodo dei gilet gialli in Francia, dovrà scontrarsi con la fluidità delle opinioni e dei pregiudizi nei suoi confronti. Estremamente complicato risulta indagare nei confronti delle forze dell’ordine, soprattutto da una collega donna che si scoprirà, ad un certo punto coinvolta personalmente da ciò che scopre. Decidendo di andare fino in fondo e rischiare la sua carriera, ci racconta di come sia necessario spesso oltrepassare quella fluidità etica che provo a descrivere. 

 

...che Dio perdona a tutti di PIF, 2026

 

Etica fluida nelle scelte religiose, di vita e nel cinema ispiratore d’arte

Se parliamo di religione, la fluidità etica in questione appare invece particolarmente consigliabile. Da tempo penso che dovremmo considerare le religioni rivelate come linguaggi culturalmente creati e determinati, non come verità assolute da difendere in modo fanatico, come ho approfondito anche nel mio saggio L’energia delle (video) immagini. Creazione e racconto di sé attraverso il cinema e le sue variazioni (Alpes, Roma 2023). Nel film …che Dio perdona a tutti (di Pif, Italia, 2026) scopriamo infatti che se dovessimo seguire in maniera rigorosa e fondamentalista le regole delle sacre scritture del cristianesimo…non riusciremmo più a vivere serenamente. Pif con abile ironia e leggerezza mostra l’assurdità di ogni fondamentalismo, non solo religioso e la necessità di una fluidità etica positiva. I due protagonisti scoprono infatti che la loro volontà di essere perfettamente aderenti alle prescrizioni della Bibbia rende impossibile vivere la loro vita soprattutto sentimentale ma anche relazionale e lavorativa. 

E anche in Benvenuti in campagna (di G. Avellino, Italia, 2026) un simpatico Maurizio Lastrico scopre che sono necessari compromessi – e quindi una certa fluidità positiva – nello scegliere dove vivere. La campagna, come scopre lui con la sua famiglia, può rivelare aspetti difficili da gestire, se non la si vive solo da turisti ma da improvvisati contadini, costretti a lavorare seriamente la terra per ricavarne alimenti e guadagno. Il protagonista scopre successivamente che anche come docente è tenuto ad essere professionalmente fluido, affinché   i suoi studenti non trovino eccessivamente difficili gli esami del suo corso, proprio sul vivere nella natura. 

 

Il caso 137 di Dominik Moll, 2026

 

Mi piace concludere con un altro esempio di fluidità positiva. Nel documentario di Valeria Parisi I macchiaioli e il collezionismo milanese. Jucker, Toscanini e il cinema di Visconti (Italia, 2025).  presentato alla mostra e retrospettiva dedicata al noto gruppo di pittori toscani, promossa dal Comune di Milano fino a luglio 2026, viene raccontato di come Luchino Visconti fosse stato particolarmente affascinato dal quadro La toeletta del mattino di Telemaco Signorini. L’opera appare  a Visconti come un set cinematografico perfetto e decide di riadattare la scena al diverso contesto delle guerre d’indipendenza, nel suo film Senso (Italia, 1954). Allo stesso modo il quadro Garibaldi a Palermo di Giovanni Fattori ispira alcune scene del Gattopardo (di L. Visconti, Italia, 1963). In questo modo rintracciamo una fluidità con un significato positivo, analogo se vogliamo a quando si parla di gender-fluid. Nell’ultimo caso Visconti reinterpreta i quadri di Signorini e di Fattori: questa visione della realtà, con un’interpretazione poco attenta alla gloria militare e più focalizzata sulle persone, sul loro vivere quotidiano o sulla distruzione che ogni guerra comporta è fluidamente condivisa tra il grande regista e gli altrettanto significativi pittori fiorentini. 

 

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