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Cinema e progresso

Arti visive

Il museo del cinema di Torino

Michela Maisti

Industria, innovazione e tecnica. Tre parole che descrivono l’anima di una città avvolta dalle Alpi e bagnata lungo tutta la sua estensione dal grande fiume Po. Uguale a nessun’altra, elegante e talvolta rigida come alcuni inverni arrivati in anticipo, da sempre considerata il luogo di una magia che è bianca oppure nera a seconda dello spirito dell’interlocutore che ce ne vuole offrire il mistero. Non a caso la sede del più antico museo egizio d’Europa, risalente al 1824, istituzione che per l’epoca fu simbolo di una sfrenata forma di progresso e centro della competizione tra gli stati europei, almeno dalle imprese napoleoniche in poi, per la promozione dell’archeologia nel vicino Oriente alla ricerca degli archetipi della cultura europea. Siamo a Torino, una città dall’architettura ordinata, dai portici infiniti, dalle forme talmente logiche da poter condurre alla follia - per dirla con Italo Calvino - che fino a qualche tempo fa era considerata la casa dell’automobile e di quanti, tanti, con pochi soldi in tasca e la speranza di trovare un futuro diverso decidevano di lasciare il Meridione d’Italia per riempire le fabbriche che proprio lì producevano “il progresso”. Fu un tempo la culla di un benessere che per parecchi anni rese competitiva l’economia italiana anche a livello internazionale, è oggi la vittima inevitabile di un cambiamento industriale e sociale che l’ha resa decadente, ma non per questo povera di fascino.

 



Sarebbe un errore però relegare la tecnica e l’innovazione al solo contesto industriale, quando parliamo di Torino. La città, infatti, ha avuto un ruolo fondamentale nella narrazione della storia del cinema; c’è un filo rosso che la lega profondamente all’arte che ha rivoluzionato per sempre il modo di raccontare storie e di intrattenere. È qui che i fratelli Lumière proiettarono alcune delle loro pellicole nel 1896, come documentato dagli archivi della Cineteca Nazionale e dalle cronache del tempo. È nella città subalpina, così connessa alla vicina Francia, che si espresse, tra gli altri, il talento di Roberto Omegna, definito da molti il primo documentarista della storia grazie alla produzione di pellicole d’avanguardia che diedero anche un contributo importante agli studi di psicopatologia. Sua l’opera visiva Nevropatologia, dove 24 pazienti del professore piemontese Camillo Negro venivano ripresi, a scopo didattico ed integrativo dei testi di casi clinici per gli studenti, nel pieno di sintomatologie correlate a disturbi neurologici e psichiatrici.

 

Sempre a Torino, parecchi anni più tardi e con finalità tutt’altro che accademiche, registi come Michelangelo Antonioni, Paolo Sorrentino e Dario Argento ambienteranno molti dei loro film più celebri.
A Torino trovò una casa, e una morte tragica, una figura veronese di nascita ma divenuta pienamente torinese, Emilio Salgari. Colui che attraverso l’invenzione onirica dei suoi personaggi, poi entrati nell’immaginario popolare, raccontò avventure in posti mai visti e conosciuti, anticipando di oltre mezzo secolo quelli che sarebbero diventati i soggetti di format di successo per i media audiovisivi del piccolo schermo.

Non sembra casuale, quindi, che sia proprio Torino ad ospitare il Museo Nazionale del Cinema, eretto all'interno della iconica Mole Antonelliana. La scelta di questo monumento è più che simbolica: quello che rappresenta la città, un tempo era l’edificio in muratura più alto d'Europa. Una costruzione visionaria e avveniristica, realizzata in varie fasi a partire dal 1863 al 1889, in grado di competere con la più conosciuta Tour Eiffel.

Di quest’opera subì il fascino perfino il filosofo Friedrich Nietzsche: nei suoi sei mesi di permanenza nella città, sufficienti per scrivere Ecce homo, vide nella Mole l’edificio più geniale mai concepito dall’architettura.
La collocazione del museo del cinema esprime quindi il desiderio di innalzare la cultura e l'arte cinematografica a un livello di massima eccellenza, in una città tradizionalmente legata nell’immaginario solo all’industria automobilistica.

 

Ma occorre andare piuttosto indietro nel tempo per spiegare l’origine del museo nazionale del cinema di Torino, nato in seguito a un’esperienza parallela a quella del museo parigino della Cinémathèque française. Esattamente come nel caso francese, anche nella città subalpina l’idea di rendere accessibile a tutti la storia e gli strumenti del cinema nacque da una passione, quella della collezionista Maria Adriana Prolo, che volle riportare alla luce la produzione cinematografica torinese dei primi del ‘900 e i suoi protagonisti. A lei fu concesso, all’inizio degli anni ’40, l’uso di alcuni locali della Mole Antonelliana per collocare provvisoriamente la sua raccolta di macchine, locandine, manifesti, fotografie e qualche pellicola. In seguito, grazie all’apertura di una sottoscrizione per la costituzione di un museo del cinema, cui aderirono industrie, banche e istituzioni locali, l’idea di un’esposizione completa e fruibile al pubblico prese piede. Furono anni floridi, seguiti da un periodo di decadenza culminato nel 1982 quando, a causa della mancanza di fondi, il Museo fu chiuso al pubblico. Si dovrà attendere il 2000, dopo la ristrutturazione della Mole ad opera dell'architetto Gianfranco Gritella, per vedere l’inaugurazione del Museo nazionale del cinema come lo conosciamo oggi e per apprezzarne tutta la ricchezza.

All’interno del museo la collezione è vastissima: si va dai primi apparecchi ottici alle sale tematiche dedicate ai diversi generi, fino alle installazioni interattive. Passeggiando all’interno della costruzione, unica nel suo genere data la sua estensione in altezza, ci si addentra nel progresso tecnico dell’arte visiva per eccellenza e se ne apprezza anche il suo ruolo nella società, il modo in cui è stata in grado di riflettere i cambiamenti culturali, politici ed economici. Si può facilmente dire che Torino abbia usato il cinema per documentare la realtà sociale e influenzare le masse, facendo di esso uno strumento di progresso e di testimonianza sociale.

 


 

Percorrendo le aree del museo si scoprono sette sezioni, ognuna delle quali racconta la storia del cinema attraverso le epoche e i generi. Si parte da "La nascita del cinema", che copre il periodo che va dal 1895 al 1914, in cui è possibile trovare la copia originale della prima macchina da presa cinematografica inventata dai fratelli Lumière, nonché i loro primi film, tra cui L'arroseur arrosé e Le Repas de bébé.

La sezione "Il cinema muto" ci porta nel pieno degli anni ’20 e permette al visitatore di esplorare alcuni capolavori: Cabiria e Nosferatu il vampiro, soltanto per citare i più rappresentativi. Un viaggio che si interrompe con l’avvento del sonoro, l’innovazione che ne determinerà la crisi. Ma anche una rivoluzione tecnica che ha aperto la strada alla creazione di effetti speciali che hanno permesso di raccontare le storie in modi nuovi, come testimoniato dall’apposita area tematica.

 

In questo percorso che ci confronta con la storia e con lo sviluppo di nuove tecniche, si giunge alla sezione de “Il cinema classico”, dal 1945 al 1960, in cui si mescolano Hollywood e Cinecittà, Los Angeles e Italia. Nella collezione di film classici di tutti i generi, spiccano le icone rimaste nell’immaginario di intere generazioni: un passo dietro l’altro, ci si imbatte nella meraviglia di Casablanca, "Ladri di biciclette", "8½". Probabilmente il periodo più felice e prospero per l'industria cinematografica, in parte soppiantato, negli anni '60, dalla concorrenza della televisione.

Torino e il cinema sono dunque intrecciati in un racconto di passione e innovazione, in un connubio reso inscindibile dai passaggi della storia. Il Museo Nazionale del Cinema resta ancora oggi, a più di vent’anni dalla sua apertura ufficiale, un punto di riferimento per capire come il cinema sia cresciuto e si sia evoluto con la società. È un luogo dove tra costumi originali, installazioni visive, colori e atmosfere ci si proietta ora in questa, ora in quella parte della storia, in un dialogo costante tra passato e futuro.

 

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