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Cinema e confini

Arti visive

Acqua, Luce, Spiritualità

Lori Falcolini

Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino,

 poi di lì si divideva e formava quattro corsi

(Genesi 2,10)

                                                                                                                                                                               

Acqua, Luce, Spiritualità è il titolo della mostra di Anna Romanello, artista-performer di fama internazionale, allestita a Roma all’interno di Santa Maria Annunziata in Borgo, una chiesa costruita nella metà del 1700 come oratorio dell’Arciconfraternita dell’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, smontata e ricostruita due secoli dopo in occasione della creazione di via della Conciliazione.

Le acque del Tevere e le stilizzate fontane nella Piazza Pia, di recente costruzione, aprono la via al dialogo, tema centrale di questa suggestiva mostra a cura da Claudio Cremonesi, autore di importanti allestimenti e scenografie per il cinema.

 

Fontana del Moro

 

 

Acqua, Luce, Spiritualità è introdotta dal saggio di Michele Tarroni sul simbolismo dell’acqua, fonte di vita, e  della complessità simbolica della fontana “profondamente legata all’archetipo della Grande Madre che, a sua volta, presenta affinità e connessioni con la figura della Vergine Maria, in particolare nella declinazione iconografica della Virgo Lactans o, come popolarmente detta, Madonna del Latte, la cui rappresentazione più nota in Roma è quella di Antoniazzo Romano, custodita proprio nella Chiesa di Santa Maria Annunziata in Borgo. … Anticamente queste strutture non erano soltanto deputate all’approvvigionamento idrico, ma erano anche spazi sacri dove si celebravano rituali e cerimonie legate alla fertilità e alla protezione.”  

 

“ Le fontane –dice Tarroni- hanno svolto un ruolo importante per la socializzazione. Questo aspetto è ancora oggi rilevante, poiché le fontane continuano a essere luoghi di aggregazione e di vita cittadina… . I papi non potevano farsi sfuggire un dispositivo simbolico così sfaccettato. La fontana è stata scelta dai papi come una sorta di catechesi visuale fuori dal tempio sacro. Una “chiesa in uscita” per dirla con le parole di papa Francesco, in azione nel mondo”.

Nella rappresentazione artistica di Anna Romanello, libera da forme codificate, la fontana diventa pretesto di dialogo tra mito e realtà, fotografia e interventi pittorici, alchimie creative e tecniche innovative di stampa calcografiche e xilografiche.

Foto di Marco Ravasini con intervento di Anna Romanello

 

Nell’opera Fontana di Nettuno, collocata nella mostra ai piedi della statua di San Michele Arcangelo che scaccia con la lancia Lucifero, sacro e profano si uniscono simbolicamente. Il dio Nettuno e il suo doppio impugnano il tridente pronti a colpire l’idra. Il giallo inonda i corpi di potenza solare. Ai loro piedi, un groviglio di altri doppi affonda in un mare di macchie turbinose di grigio e saette di colore. La “scena” si svolge all’interno della quotidianità suggerita dalle finestre sullo sfondo dell’opera. Spatolate di colore borderline sembrano sottolineare il passaggio tra realtà e immaginario.

La creatività, scriveva Jung, attinge a dimensioni archetipiche inafferrabili nella loro complessità.

 

In Fontana di Trevi, il dio Oceano e il tempio da cui domina le acque sono sommersi dalla “monumentalità” che li sovrasta. L’acqua, assente nell’opera della Romanello, cede il posto a masse indistinte dai colori terrosi. La potenza ctonia domina in tutta l’opera.

Il cromatismo che attraversa le opere della Romanello affonda le sue radici nell’antico territorio della Magna Grecia, paesaggio archetipico dell’anima. “Dai paesaggi di Sibari, luogo ancestrale legato alle dee della fertilità, questa artista ha mutuato i verdi, l’ocra e gli aranci, quasi, un cromatismo interiore radicato nella sua terra. Eppure nomade. Per questo in alcune opere si avverte lo spirito inquieto “di un certo espressionismo astratto” che sovverte forme e materia attraverso il gesto incisorio. Come ha scritto Ludovico Pratesi, il segno dissacrante della Romanello ricorda “i rayogrammi di Man Ray…” (L. Falcolini, Forme Incise).

S-composte dallo sguardo “nomade” e dal gesto incisorio, le opere di Anna Romanello dai nomi evocativi - Acqua, Dietro La Finestra, Marée Silencieuse - compongono memorie. Il filo conduttore è il colore inciso dall’intensità di un gesto che performa il segno. Si sente, nell’opera della Romanello, la lezione rivoluzionaria del maestro incisore Stanley William Hayter e l’atmosfera surrealista dell’ Atelier 17 di Parigi da cui parte la sua arte. Il supporto incisorio è corpo emozionale, la punta xilografica è il ponte che unisce il fuori al mondo interiore dell’artista. La luce esalta la trama delle opere e diventa parte integrante delle narrazioni grafiche.

 

Fontana di Trevi

 

Termina idealmente la mostra l’installazione Acqua, luce, trasparenze realizzata in bande di tessuto ignifugo. L’opera - collocata sul fondo della chiesa al di sotto del medaglione di vetri piombati che rappresenta la Madonna di Lourdes – suggerisce una fonte di acqua, significante di tutto il percorso espositivo.  La cascata di onde, tessute dal colore e dall’impetuosità del segno, è carica di enfasi ed evocazioni come dice Anna Romanello. Dialoga con l’installazione un “canto” di suoni della natura che inonda la navata della chiesa.

“La musica – dice Claudio Cremonesi - è un omaggio alla attrice greca Irene Papas, mia grande amica e autrice con Vangelis di The River. L’intervento incisorio della Romanello sulle fotografie delle fontane lega antico e moderno ed è proprio questo che mi ha guidato nella cura delle opere in una chiesa consacrata”.

 

Acqua, luce, trasparenze

 

Tutte le foto sono di Marco Ravasini.

 

 

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