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La
necessità di affinare uno sguardo interiore invoca
Jacques Derrida quando descrive l'artista come un cieco "senza
occhi". Veggente e visionario, nonostante la cecità,
l'artista vede senza vedere. Si tratta di spingersi aldilà
della percezione, di sentire con tutto il proprio Essere cosa
si muove sotto la pelle delle immagini. Il non visto, ciò
che si cela all'interno, diventa l'inconscio dell'immagine:
l'essenza germinativa che anima il nostro vivere nel mondo.
Prezioso monito per dire che l'immagine non è un punto
d'arrivo, ma è la soglia da cui si può intravedere
lo stesso futuro dell'immagine, quel prender forma che disegna
un'identità, che offre un nome all'esperienza e non rinuncia
all'incontro con l'altro. Lo sguardo interiore esplora fra visibile
e invisibile, vagando nomade tra superfici e profondità;
diventa tattile, afferra le cose del mondo e sonda gli abissi
dei traumi che attraversano l'esistenza umana.
in copertina
Lo sguardo di eidos
La foto in copertina è tratta da Marie Antoniette
di S. Coppola. "Non un film storico, ma umano".
All'inquietudine e alla bellezza dell'immagine si sottomette
il commento: "La bellezza non esiste ogget-tivamente.
E' un sentimento totalmente soggettivo che si prova davanti
a certi oggetti, o a certe persone. Ogni epoca propone
dei canoni estetici che semplicemente non hanno realtà,
e che per fortuna cambiano ogni dieci anni. L'unica cosa
che riesce a fabbricare la bellezza è lo sguardo
dell'altro. Così come si può rendere belli
gli altri con uno sguardo".
(Eric-Emmanuel Schmitt, intervistato da Tiziana Lo porto
sul nuovo libro Quando ero un 'opera d'arte, Edizioni
e/o -cfr: supplemento "D" della Repubblica
-9 settembre 2006) |
E' difficile poter far sopravvivere l'intensità di
questo sguardo, il cinema e la psicoanalisi ci provano da
sempre. Al contrario molteplici sistemi organizzati, permeati
da logiche di potere, si servono oggi della comunicazione
per immagini per giungere rapidamente ad inquinare lo sguardo...
Si cerca di avvolgerlo nelle spire di una visione deprivata
di emozioni e pensieri, appiattita, fatua. Siamo tutti freneticamente
schiacciati da messaggi espressivi vuoti di significato. Riusciremo
ancora a distinguere lo sguardo che crea verità, che
apre verso uno spazio crepuscolare e profondo dell'anima da
questo retromondo illusorio e falso, dal doppio in quanto
superfetazione aliena di egemonie economiche e fondamentalismi,
che occludono lo sguardo a qualsiasi possibile visibilità?
Non si parla del diventare sensorialmente più recettivi,
realizzando la sintesi dei sensi attraverso la simultaneità
di percezioni naturali e artificiali, reali e virtuali. In
questo campo con un pizzico di utopia si potrebbero collegare
identità assai diverse, generando un'esperienza artistica;
se questo avviene in nome dell'arte e dell'etica ben venga!
E' dalla violenza del vuoto che dobbiamo difendere lo sguardo.
Proteggere lo sguardo interiore, per non chiudere gli occhi
della mente sull'infanzia violata; sulle culture tradizionali
dei paesi poveri; sui limiti che la natura ci impone; sul
linguaggio onirico che unifica ogni cosa e che va oltre il
vedere e il sentire; sui cortili intimi ove si affacciano
le finestre della psiche; sui deliri che abitano la storia
universale; sui segreti che hanno fatto da sentinelle ai nostri
traumi. Non possiamo non essere vigili, non proporre una costante
riflessione sulle immagini che ci appassionano e che ci toccano.

foto di Gabriele Morrione tratta dal catalogo VELI, Edizioni
KAPPA |
Nel frattempo per rilassarci potremmo coltivare un sogno,
che in un piccolo luogo del mondo, lo sguardo ascolti un'orchestra
che suona le musiche di tanti paesi, indubbiamente un inno
etnico alla vita, un gran bel sogno.
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