
Vorrei
che la lettura di Cinema e Musica possa essere accompagnata,
come in un sogno
0 per una specie di allucina/ione uditiva, dallo scorrere
delle colonne sonore dei film citati. Risvegliare, dunque,
ascolti sensoriali, quelli che alcuni grandi film suscitano
provocando percezioni, fantasie, affetti, condensazioni di
tempo e di memoria, grazie all'irripetibile alchimia che si
crea tra musica e immagini.
L'incanto musicale del "tempo ritmicizzato" (Debussy)
va ben oltre il senso narrativo della storia, penetra nell'intimo
e produce un evento psicologico in cui lo spettatore vive
una relazione d'oggetto con la musica. Dietro le note si nasconde
un uomo e la sua arte astratta aiuta altri uomini a vivere,
la musica è anche ricerca dell'incontro con l'altro.
in copertina
la copertina di cinema e musica [foto di Giampiero Assumma]
è dedicata a
"II regista di matrimoni" di Marco Bellocchio
dove le musiche di Giagni e Crivelli mescolano "ricordo
e desiderio". |
In origine affiorano i "suoni fisici" che appartengono
ai segreti del corpo della vita intra-uterina. e proseguono
sul pentagramma dell'esistenza con il ritmo del dondolio,
il suono della parola umana, attraverso i corpi che come
strumenti musicali risuonano nello spazio. Nella mente particelle
emotive si aggrappano a tracce di suoni, come fossero "monadi"
sonore che vagano alla ricerca di un significato. Il musicista
non cessa mai di organizzarle in un linguaggio compiuto
mediante un'opera di fine tessitura. La musica strutturata
ha la potenza di un gesto che tocca l'inconscio, attraversa
le generazioni e diventa mitologia trasmessa da padre in
figlio, traccia indelebile di memorie affettive; mescola
ricordo a desiderio e scandisce la ricerca dell'uomo verso
una via di salvezza o lo accompagna addolcendo la caducità
dell'esistenza.
Anche i linguaggi del mondo possono essere musica, comporre
una sinfonia polifonica dove le parole più diverse
si consumano come sassi che rotolano per secoli 0 millenni,
formando quella sottile pellicola di contatti e scambi che
tiene uniti i paesi della terra. La musica s'incarna nelle
vite degli uomini, diventa la loro storia e segue il loro
destino e alla fine del proprio percorso è distillato
simbolico incancellabile.
I musicisti di oggi che mettono la loro arte al servizio
dell'immagine invitano dall'interno ad assecondare ed osservare
questi processi simbolici, sottolineano la profondità
della relazione con il regista e con lo spettatore. "Mettere
a punto una poetica comune per quanto riguarda la musica
e le immagini" (F. f'iersanti). Rapporti ideali e un
poco magici come Ejzenstejn e Prokof'ev hanno realizzato
o il trovare nel connubio tra musica e immagine quella "nuova
libertà" che Pasolini accordava ad Ennio Morricone,
inizia a non essere una rarità.
Per il grande cinema non basta più la musica come
commento, informazione, pensiero - la libertà espressiva,
sempre se libera da vincoli commerciali, può addentrarsi
nell'avventura più affascinante: quella che tocca
i livelli pre-logici della musica, le scelte musicali istintive
e il mondo delle emozioni. Come non essere d'accordo?