
Il
filosofo Nicholas de Malebranche, rinomato fra gli studenti
perché prendeva a calci i cani, volendo sostenere che
non possiedono l'anima, affermò nel 1680. che il mondo
esiste perché è creato, in ogni istante, da
un Demiurgo che, fulmineamente, nell'istante successivo, lo
sostituisce con una nuova creazione leggermente diversa. Ciò,
a lungo termine causa l'impressione del cambiamento. E' accaduto
ad alcuni grandi registi di interpretare il Demiurgo, producendo,
fotogramma dopo fotogramma, una realtà alternativa.
Sergej M. Ejzenstejn. per esempio, in varie occasioni crea
la storia, nel senso della vicenda raccontata. La rivoluzione
del 1905 fallisce, mentre La corazzata Potemkin vince, proprio
perché si oppone alla negatività del reale.
L'abbinamento dei termini Cinema e Storia evoca immediatamente
il genere del film storico. Ciò è corretto,
ma limitato. Potremmo riferirci alla Storia del Cinema, o
all'impatto del Cinema sulla Storia umana. Inoltre, per chi
si cimenta con la psicoanalisi, la parola Storia rimanda a
qualcosa di individuale e profondamente emotivo che, ancor
oggi, una parte del pensiero psicoanalitico tende a lasciar
scivolare fuori dell'agone sociale e culturale collettivo.
Senza pretendere di esaurire tale complessità, che
rimanda a vari settori delle scienze umane, la prima indicazione
utile per approfondire il rapporto tra Cinema e Storia consiste,
fuor d'ogni paradosso, nella sua storicizzazione. "La
Storia la decidono i vincitori": mai frase fatta fu più
adeguata, relativamente al film. Lo spettatore accorto intuisce
quel che per lo storico è dottrina. Il cinema è
uno dei modi in cui la società gestisce la trasmissione
dei ricordi; di conseguenza è ideologicamente condizionato,
ma non privo di realtà. Bisogna cercare al di là
dell'apparenza.
|
in copertina
L'immagine di copertina e tratta dal film I Viceré
di Roberto Faenza.
La Storia è affascinante e spettacolare. Il Cinema
lo sa e dagli esordi la considera fonte di ispirazione;
essa è più che costumi e battaglie: è cultura, è lavoro
umano, e pensiero concreto. Il Cinema ama la Storia
e interagisce con essa. Il Cinema modifica la Storia.
|
Per esempio, il cinema addomesticato che descrive la conquista
del West rivela meglio di ogni altra fonte l'ideologia dei
bianchi anglosassoni che si impadronirono di quei territori.
Il fascismo nostrano fu, anche cinematograficamente proposto
nel dopoguerra, come una dittatura verticistica. Ci volle
il coraggio di uno storico come Renzo de Felice per esaminare
le caratteristiche popolari che si erano manifestate in quel
tragico periodo. La valvola della memoria viene manovrata
perfino dalla documentaristica. Inaugurò questa serie,
nel 1914, un documentario di guerra tedesco, L'attacco dello
Zeppelin sull'Inghilterra: una truffa vera e propria. Queste
manipolazioni, in forme diverse, avvengono anche oggi. Tuttavia,
per lo storico e per tutti noi, anche le immagini più
"false", nel documentario, nei cinegiornali, nella
fiction, ci comunicano una enorme quantità di informazioni
"vere". Tutti i film di ogni genere, anche solo
per le scelte relative alle inquadrature e al montaggio, non
possono rivendicare l'oggettività.
Nemmeno il Neorealismo riuscì ad essere "pura
registrazione del reale". Ciò non toglie che,
con le dovute cautele metodologiche, si possa utilizzare il
cinema come fonte storica e documento scientifico.
Come i dipinti del quattrocento, ispirati magari al Vecchio
Testamento, ci illustrano invece gli abiti, gli strumenti
o le armi rinascimentali, così, per fare un esempio
profano, i film di Stanlio e Ollio sono una macchina del tempo
che ci permette di "vedere" l'architettura, i costumi,
gli oggetti dell'America degli anni venti e trenta. Senza
contare gli aspetti antropologici, certamente più importanti.
Eppure, la visione di quei film non evoca in noi, la "meraviglia"
del filosofo; ci spinge piuttosto verso una sana ilarità;
ennesima prova del potere degli affetti sulla ragione, non
solo cinematografica.
L'esperienza filmica testimonia comunque l'esigenza di una
razionalità affettiva e logica, nello stesso tempo.
Nella vicenda cinematografica esistono passaggi dove lo spettatore
soffre; momenti dove si impara qualcosa sperimentandolodirettamente.
Un po' come nella psicoanalisi, un processo intellettuale
viene attivato e alimentato dalle emozioni. Questa straordinaria
capacità di allontanarci affettivamente dal quotidiano
e dal familiare, il cinema l'ha mantenuta nel corso di tutta
la sua storia, anche nell'ambito di marcate trasformazioni
linguistiche. Volendo suggerire una elementare periodizzazione:il
Cinema delle origini, quello dei Lumière e di Méliès,
era una macchina delle meraviglie che emozionava senza dover
proporre vicende con un vero e proprio sviluppo narrativo.
Il Cinema classico, dagli anni Venti ai Cinquanta, anche con
l'avvento del sonoro, matura, soprattutto hollywoodianamente,
il potere della narrazione.
Il Cinema moderno, dal dopoguerra agli anni Ottanta, propone,
tramite molteplici tendenze, il primato della consapevolezza.
E' il trionfo del film d'autore e il pozzo senza
fondo da cui la psicoanalisi amante del cinema continua a
estrarre tesori. Alfred Hitchcok e Orson Wells come padrini;
poi il Neorealismo, la Nouvelle Vague e tutti i "Nuovi
Cinema" degli anni Sessanta e Settanta. Troppi i grandi
autori, per citarli tutti; ma, dal versante psicoanalitico,
ricordiamo almeno personaggi come Truffaut, Bergman, Antonioni,
Fellini, Tarkovskij, Allen, Bertolucci e così via.
Il Cinema moderno chiama lo spettatore ad assumere un impegno
mentale se non un atteggiamento critico nei confronti del
film.
Infine il Cinema contemporaneo, ovvero il primato delle sensazioni.
Originatosi negli anni Ottanta, è un fenomeno ancora
in atto. E' il cinema degli effetti speciali, delle grandi
multisale, della tecnologia che non ha bisogno di una realtà
da filmare per produrre un mondo di immagini completamente
autosufficiente. Trionfa la spettacolarità; il film
mira a colpire, ad impressionare; potremmo definirlo uno stile
Neo-Barocco.
Nell'ambito di queste vicende anche le più classiche
e tradizionali modalità di ripresa e montaggio sono
incappate in processi trasformativi, più o meno giustificati.
Valga l'esempio della cinepresa utilizzata "a mano",
episodio rarissimo, altrimenti considerato, nel passato, errore
dilettantesco, che è divenuto regola per un regista
come Von Trier e il gruppo "Dogma", desiderosi di
combattere i "linguaggi filmici tradizionali". In
sostanza, parlando di Cinema e Storia e trascendendo il genere,
ci troviamo di fronte alla storia di un pensiero creativo,
in perenne trasformazione, nella forma tecnica e nella sostanza
artistica. Con questo fenomeno lo spettatore si è storicamente
rapportato, risultandone influenzato, o meglio "educato"
percettivamente nel corso dell'evoluzione del mezzo. Del resto,
come accade per il cinema, anche il cervello umano si storicizza;
anzi sosteneva Alexander Luria: un cervello diviene umano
quando è immesso nella storia e nella cultura umana.
Il cervello di uno spettatore contemporaneo non è anatomicamente
differente dal cervello di uno spettatore dei film di Méliès;
ma il contesto storico e tecnologico è diverso; quindi
è diverso il cinema. Gli spettatori contemporanei possiedono
abilità percettive differenti dai loro colleghi del
passato e sono costretti a frequenti, faticosi adattamenti;
mentre, per i nuovi nati il contesto percettivo, cinematografico
e non, diviene, proprio in virtù della storicizzazione
di queste funzioni cerebrali, un dato accettato e consueto.
E' uno degli aspetti per cui il cinema modifica la storia
umana.
Resta, al di là di ogni considerazione tecnologica,
linguistica o percettiva, la grande capacità del cinema
di trasformare una storia individuale in qualcosa di comune
e condiviso, anche problematicamente. Senza pedagogia: dall'affettivo
all'intellettivo. Per questo Sigmund Freud, che in verità
il cinema non l'amava molto, può comunque essere considerato
il pensatore più "cinematografico" nella
storia del pensiero.