In
una trasmissione televisiva è stato presentato l’ultimo libro di
Umberto Veronesi dove afferma che il comportamento sessuale umano sta
cambiando.
Tra l’altro, per quanto riguarda l’amore, lo
scienziato, riportando le sue esperienze con i giovani, dichiara di
essere sorpreso dai loro comportamenti affettivi.
La ricerca sfrenata del sesso ha lasciato il posto a nuove abitudini
che sembrano presagire una presa di distanza dalla procreazione.
I giovani sono sempre più desiderosi di intrecciare dei legami teneri,
come una regressione infantile al piacere pregenitale.
Una specie di ritorno all’amore platonico?
Tutto questo ci fa pensare che la massiccia presenza, in questi ultimi
tempi, della riduzione, della banalizzazione e della volgarizzazione
del rapporto erotico ha sconvolto e reso privo di significato
l’anticoturbamento delle passioni.
La struggente sofferenza amorosa della Principessa di Clèves (1678) di
Madame de la Fayette sorge nella nostra mente e ci riporta a rivivere
il mistero e la segretezza a cui il sentimento dell’amore è sempre
stato collegato.
Inoltre ritorna nella nostra memoria l’importanza centrale dell’Eros,
come è stato descritto da Platone nel Convito, quando il filosofo
sottolinea la parte predominante dell’amante sull’amato.
Lacan commenta questo saggio filosofico in modo mirabile: Socrate è
l’amante e come tale è il portatore di un tesoro interno ambito. La
rappresentazione dell’aspetto fusionale che o si persegue o si rifiuta
a tutti i costi è una delle raffigurazioni più presenti nel linguaggio
amoroso.
La poesia di R. M. Rilke Gli amanti ne è una trasposizione efficace.
Vedi come l’uno nell’altro crescono e nelle loro vene tutto si fa
spirito.
Come assi vibrano le due figure, intorno la ruota irresistibile arde e
gira. Hanno sete e ricevono bevanda, son desti ed ecco: i loro occhi
vedono. Lascia che l’uno nell’altra sprofondino per resistersi.

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La Cerimonia
di Nagisa Ōshima |
Se la grande poesia è il luogo sublime dell’amore, il cinema ne
rappresenta l’espressione più diretta e coinvolgente. Pensiamo ai film
di Truffaut e di molta parte della Nouvelle Vague, a quelli di
Antonioni e di Visconti, a quelli di Marguerite Duras (1914 – 1996),
nei suoi libri e nei suoi film letterari l’amore è memoria, dolore,
ripetizione: Détruire, dit-elle (1969).
Ma l’amore, in un’accezione
più ampia del sentimento tra un uomo e una donna oppure tra due
soggetti che condividono lo stesso sesso, è il sentimento filiale o
genitoriale, è l’amore per la vita, quello per il cinema e per il
teatro; è il sentimento che unisce l’artista all’opera e il regista
all’attore. Amore è anche la passione che si tramanda di padre in
figlio o di generazione in generazione; è il sentirsi parte di un
flusso creativo leggendo il ritaglio di un giornale che parla di come
era il cinema cento anni fa. Insomma è tutto ciò che rende viva animula
vagula blandula (Adriano). Infine, se il desiderio è il motore
dell’amore, l’andare “fuori rotta” (desidera letteralmente) è il nucleo
rivoluzionante dell’amore che per essere autentico deve prima smarrire
poi trasformare.
| in copertina:
La Pulle
regia e testo di Emma Dante
Monografia di Scena,
Teatro Valle di Roma - Ente Teatrale Italiano |